Inter 1 – Milan 2: l’analisi del derby

Il primo derby della Madonnina in epoca Covid finisce nelle mani del Milan. Gli uomini di Pioli hanno riproposto, per certi versi, il piano-gara studiato per la gara di ritorno dello scorso campionato. Anche l’andamento del risultato ha richiamato quello del 10 Febbraio 2020 se non fosse che in quell’occasione i nerazzurri riuscirono a ribaltare lo 0-2 iniziale mentre, in questo caso, il gol di Lukaku non è bastato a rimontare il doppio vantaggio firmato Ibrahimovic.

Piano gara Milan

Le scelte di Conte, specialmente in difesa, sono state perlopiù forzate date le assenze di Bastoni, Skriniar, Young, Nainggolan, Gagliardini (causa Covid) e Sensi (per squalifica). Il trio difensivo era, così, composto da D’Ambrosio, De-Vrij e Kolarov. Sulle fasce, dopo la gara con la Lazio, c’è stata la riproposizione di Perisic e Hackimi. In mezzo al campo Brozovic e Vidal hanno agito alle spalle di Barella, che ha ritrovato spazio nella posizione di vertice alto nel triangolo di centrocampo. Nessuna sorpresa davanti, con la conferma del duo Lukaku-Lautaro.

Il Milan, dall’altra parte, ha potuto godere di una preparazione più agevole alla sfida grazie ritorno di Ibrahimovic e Romagnoli e alla sola assenza “pesante” di Rebic. Pioli ha così disegnato un 4-2-3-1 con Calabria-Hernandez terzini e Romagnoli-Kjaer centrali di difesa. A fare da schermo ci ha pensato la coppia Kessie-Bennacer con Saelemaekers che spesso si abbassava ai loro fianchi. Calhanoglu e Rafael Leao hanno invece agito alle spalle del numero 9 svedese. Da notare come Pioli abbia scelto un profilo come Leao per colpire la difesa nerazzurra a discapito, invece, di Brahim Diaz. La scelta può essere spiegata sotto molti aspetti: il portoghese, a differenza dello spagnolo aveva già disputato da titolare il derby di andata dello scorso anno, quindi aveva già giocato partite di questo livello, oltre al fatto che Diaz era da poco tornato dal ritiro con la Nazionale. In secondo luogo, Leao per caratteristiche è un giocatore molto più verticale che tende maggiormente a puntare il diretto avversario in velocità per poi ricercare la profondità. Oltretutto, con lo spazio garantito in ampiezza dalla posizione di Leao, a trarne vantaggio sono anche le sovrapposizioni interne di Theo Hernandez. In teoria e nei fatti, l’impiego del portoghese si è rivelato pù adatto a sfruttare le falle nei meccanismi difensivi nerazzurri.

Il sistema di pressione organizzato da Pioli per limitare la costruzione dal basso nerazzurra. Si formano 1v1 su tutto il campo. Fuori inquadratura, Hernandez e Calabria si orientano rispettivamente su Hackimi e Perisic mentre Kjaer-Romagnoli accettano i duelli individuali contro Lukaku e Lautaro.

Inter in difficoltà

Che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto, i nerazzurri hanno cominciato a capirlo dopo il rigore causato (ingenuamente) da Kolarov su Ibrahimovic. Più che indugiare sull’errore del serbo, che conferma l’adagio difensore scivoloso = difensore pericoloso, è tatticamente più interessante indugiare su come il Milan si sia guadagnato certe tipi di giocate e come Pioli abbia saputo sfruttare i punti deboli dell’impalcatura difensiva nerazzurra.

Quello nerazzurro è, infatti, un gioco che tende a difendere costantemente in avanti con un baricentro medio-alto (54 metri in possesso proprio contro il Milan rispetto ai 51 dei rossoneri) e, di conseguenza, non è raro che i 3 centrali si trovino spesso a dover coprire decine di metri alle loro spalle. E’ un rischio che Conte accetta pur di riuscire ad attaccare alti gli avversari. Una volta superata la prima linea di pressione interista è necessario il perfetto coordinamento tra i 3 centrali perché è sufficiente un errato posizionamento di un singolo per invalidare la trappola del fuorigioco e concedere occasioni agli attaccanti avversari. E’ essenzialmente quello che è successo nell’azione che ha portato al primo vantaggio rossonero: il tutto parte da Calabria che salta Perisic e con un ottimo filtrante, che mette in scacco l’intero centrocampo nerazzurro, trova Calhanoglu alle spalle di Vidal e Brozovic. De Vrij non può far altro che contrastare il turco che serve in verticale l’attacco alla profondità di Ibrahimovic.

Passiamo al secondo gol. Oltre all’attacco alla profondità, un’altra direttiva sulla quale Pioli ha, verosimilmente, preparato il piano-gara è stata lo sfruttamento a proprio vantaggio dei meccanismi nerazzurri nelle transizioni difensive lunghe soprattutto quando l’azione si spostava sulle fasce.

L’azione del secondo gol inizia con questa pressione uomo contro uomo dei nerazzurri che portano 8 uomini negli ultimi 40 metri. Basterà tuttavia il dribbling di Saelemaekers per far saltare il banco.

Lo schema ideato era abbastanza lineare: sfruttare le accelerazioni di Leao (scelto appositamente come già spiegato) nell’1v1 nei confronti di D’Ambrosio per innescare nella difesa nerazzurra una catena di scalate, avvantaggiarsi delle difficoltà di Kolarov in marcatura e concludere sul secondo palo (dove solitamente faticano ad arrivare i quinti). In occasione del secondo gol ci ha pensato Saelemaekers ad innescare l’azione rossonera saltando Brozovic all’altezza dei propri 25 metri. L’azione è passata, ancora una volta, dai piedi di Calhanoglu che ha smistato su Leao. Il portoghese ha lasciato sul posto D’Ambrosio e costretto De Vrij alla chiusura. A Ibrahimovic, che nel frattempo era rimasto largo in attesa o del taglio sul primo o dell’attacco sul secondo palo a seconda della traiettoria del pallone, è bastato depositare in rete (quasi) indisturbato.

L’azione che ha portato al gol del secondo vantaggio rossonero è il manifesto di come il Milan abbia saputo sfruttare i difetti del sistema nerazzurro in non possesso.

Sull’Inter, un aspetto da approfondire, in questo senso, è il mancato aiuto da parte dei due “quinti” Hackimi e Perisic che stanno confermando le prevedibili difficoltà iniziali nel ricoprire un ruolo molto delicato per garantire equilibrio all’intero sistema ideato da Antonio Conte. I ripiegamenti difensivi, in particolare, si stanno dimostrando il vero tallone d’Achille della squadra nerazzurra sin dall’esordio con la Fiorentina perché i 3 centrali si trovano spesso a dover affrontare attacchi avversari in condizioni di parità numerica (nel migliore dei casi). Questi aspetti vengono maggiormente evidenziati dagli avversari quando i due “braccetti” di difesa sono giocatori che non brillano per spiccate abilità in marcatura (come Kolarov e D’Ambrosio per l’appunto).

Sarebbe ingeneroso, tuttavia, parlare solo delle difficoltà difensive nerazzurre anche se in realtà soprattuto quelle hanno dettato il contesto tattico della sfida nel primo tempo e, in fin dei conti, determinato il risultato finale.
Dopo il doppio svantaggio i nerazzurri sono riusciti a rialzare la testa ed accorciare le distanze con Lukaku che ha appoggiato in rete un assist di Perisic. Azione del gol nata da un errato posizionamento di Saelemaekers che ha permesso a Kolarov di salire palla al piede e servire Perisic.
Nella seconda frazione, appunto, l’Inter ha di fatto preso il controllo della gara e, sfruttando soprattutto le giocate spalle alla porta di Lukaku (23 tocchi nella trequarti avversaria, il numero più alto tra i nerazzurri) e le avanzate palla al piede di Hackimi (4 dribbling riusciti per il marocchino, 3 per il belga) ha tenuto sufficientemnete in apprensione la difesa rossonera.
Complessivamente, tra primo e secondo tempo, i 18 tiri nello specchio e i 2.55 xg dell’Inter contro le 11 conclusioni e 2.05 xG per il Milan (al lordo, tuttavia, degli 1.36xG provocati dal rigore e successiva ribattuta da pochi passi), portano a concludere che probabilmente i nerazzurri avrebbero meritato qualcosa di più ma tant’è.

Conclusioni

In conclusione, il Milan ha vinto perché è stato molto abile a sfruttare le descritte difficoltà nerazzurre, ha saputo soffrire e giocare una partita ordinata limitando, per quanto possibile, il gioco offensivo nerazzurro. Ibrahimovic si è rivelato, ancora una volta, un giocatore determinanete per molti aspetti del gioco rossonero, non ultimi quelli di garantire profondità e far risalire la squadra sfruttando una manovra molto diretta (9 duelli aerei tentati dallo svedese, più di chiunque altro giocatore). Una nota di merito va data alla prestazione di Kessie che, sopratutto nella seconda frazione, si è rivelato fondamentale nel contrastare, con la sua fisicità, le iniziative offensive nerazzurre.

Conte, dall’altra parte, ha ancora del lavor da fare per garantire più equilibrio ad una squadra che, finora, sta mancando in uno dei punti saldi dello scorso anno, ovvero la solidità difensiva (non a caso ha concluso la stagione come miglior difesa della Serie A). Non sarà facile, date soprattutto le caratteristiche del parco esterni, e servirà la collaborazione, ovviamente, anche dei calciatori per limare quelle che, ad ora, sembrano le difficoltà più grandi dei nerazzurri. Questi sarebbero rimasti punti interrogativi anche in caso di rimonta o pareggio (che a dirla tutta sarebbe stato probabilmente il risultato più giusto con un po’ di fortuna in più).

Fonte dati: Whoscored, Understat, Report Lega Serie A
Immagine di copertina: Inter.it

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