Borussia 3-2 Inter: quando viene a mancare la profondità

Trasferta amara per l’Inter in terra tedesca, non solo per il risultato finale (3-2 in favore del Borussia Dortmund) che costringerà la squadra di Antonio Conte agli straordinari per il raggiungimento degli ottavi di Champions League, ma anche e soprattutto per come tale sconfitta sia arrivata in relazione all’andamento dei risultati: gli uomini in maglia nerazzurra, infatti, avevano concluso la prima frazione di gioco in vantaggio di ben due reti, con qualche spunto interessante, bissando alcune delle transizioni di gioco che avevano messo in difficoltà i gialloneri nella gara di andata disputata a San Siro, e con un pezzo di qualificazione già in tasca.

Sistemi di gioco a confronto

Nel costruire il suo solito 3-5-2 Antonio Conte si ritrova nuovamente costretto a fare delle scelte forzate a causa dell’enorme mole di infortuni che la rosa nerazzurra ha subito nelle ultime uscite; infatti, dovendo fare a meno di Asamoah, Gagliardini, D’Ambrosio e ovviamente Sanchez, l’unica vera scelta del tecnico pugliese è quella di preferire Vecino a Sensi a centrocampo, mentre tutti gli altri trade off non possono definirsi vere e proprie scelte tecniche ma cambi obbligatori.

Dall’altro lato del campo il 4-2-3-1 dinamico e fluido di Lucien Favre, con Gotze unica punta, viene strutturato in maniera tale da poter gestire un baricentro alto, nonostante il pericolo di ripartenza nerazzurra visto già a San Siro, con l’obiettivo di provare a scardinare la difesa interista sul lato destro del campo, dove gli automatismi tra Sancho e Hakimi, quest’ultimo sempre propositivo in fase offensiva, hanno messo in difficoltà sempre la catena sinistra dell’Inter composta da Biraghi e Skriniar, quasi sempre in affanno.

Non a caso le statistiche di fine partita parleranno di un fatturato di gioco sviluppatosi per la maggior parte nella trequarti difensiva interista, con le maggiori occasioni provenienti sempre dalla catena destra giallonera.

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Rifiatare e saper aggredire gli spazi

Con queste premesse l’Inter riesce subito a indirizzare la partita su binari preferenziali: il baricentro alto dei padroni di casa induce spesso a scoprirsi e a lasciare spazi ghiotti per ripartenze improvvise e situazioni di parità numerica; è proprio così che dopo soli 5 minuti, infatti, l’Inter passa in vantaggio, con l’errore di Akanji che apre un’autostrada per Lautaro Martinez che insacca.

Diventa questo il leit motiv dell’intera prima frazione, con il team di Favre a proporsi in attacco e l’Inter lucida e veloce nell’allestire il contropiede. Ne nascono altre azioni pericolose di marca ospite, tra cui anche il raddoppio firmato da Vecino ma orchestrato con una fulminea ripartenza, studiata, nello sfruttare lo sfilacciamento del Borussia, con Brozovic che crea la superiorità a centrocampo, il cambio di fascia di Lautaro per l’accorrente Candreva e l’assist a rimorchio per l’uruguagio, inseritosi bene nello spazio creato anche dal buon taglio di Lukaku sul primo palo. Si tratta dell’ennesima prova di come un calciatore come Vecino, talvolta impreciso in fase di costruzione (anche nella stessa sfida col Borussia) possa risultare letale in inserimento, soprattutto quando si ritrova ad affrontare squadre consapevoli di voler giocare un calcio propositivo (Roma, Lazio, Milan, Borussia), un po’ meno contro le compagini chiuse a oltranza.

Attenzione: non passi il falso mito che l’Inter abbia letteralmente dominato il primo tempo, nonostante il risultato di 0-2: i tedeschi, infatti, producono occasioni ghiotte già nei primi 45 minuti, sbattendo spesso contro il solito De Vrij e sulla saracinesca alzata da un buon Handanovic. La differenza principale tra le due frazioni è che, finché l’Inter riesce a dare profondità con l’attacco e ha le gambe del centrocampo per ripartire, trova anche dei varchi per poter pungere e far male.

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Cosa cambia dunque nella ripresa?

Dal punto di vista tattico quasi nulla, a parte i cambi nei singoli Sensi-Vecino e Biraghi-Lazaro (con Candreva spostato sulla fascia opposta). Cambia invece l’attitudine dell’attacco nerazzurro a dare profondità. Spinto anche dalla foga agonistica del muro giallo il Borussia aumenta il pressing sia nella fase centrale del campo, mettendo in affanno anche Brozovic, sia soprattutto sul duo offensivo Lautaro-Lukaku che, non riuscendo più a proteggere alcun pallone, non dà più il tempo alla difesa di rifiatare e lascia in campo praticamente una sola squadra, più energica e lucida. Indicativi sono, a tal proposito, i numeri dell’attaccante belga, che in 72 minuti di gioco tocca solo 26 palloni, quasi uno ogni tre minuti, e addirittura ne perde 15, con 2 contrasti persi, 0 dribbling riusciti e 6 passaggi sbagliati su 17 complessivi e conteggiando, se statisticamente lecito, anche i 2 tiri falliti verso lo specchio della porta.

Senza rifiatare e senza profondità l’Inter crolla e fa venire al pettine quei nodi, soprattutto quello della rosa risicata, che già si sono mostrati in questi primi due mesi di stagione, mai per tutti e 90 i minuti in ciascuna gara, ma che ci sono e sui quali è urgente lavorare.

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Note positive Inter

  • Lautaro Martinez realizza il terzo goal in Champions League, il terzo a una big, il secondo in trasferta. L’attaccante argentino vive nell’arco della stessa partita alti e bassi, ma anche quando non sembra girare per il meglio si dimostra capace di tirar fuori un coniglio dal cilindro, non solo per quanto riguarda i gol ma anche i passaggi chiave, come quello che ha portato al cambio gioco su Candreva nell’azione del raddoppio. Deve sicuramente lavorare nella continuità delle sue giocate, ma contro le difese alte sa come far male.
  • Soprattutto nel primo tempo Nicolò Barella ha mostrato altri segnali di crescita, sia in fase di interdizione che di costruzione (56 tocchi al pallone, 1 passaggio chiave, 2 palle intercettate finalizzate al possesso + 3 palle intercettate e spazzate).
  • L’identità di gioco offensiva sembra oramai metabolizzata e, finché le energie ci sono, l’Inter la mostra appieno, scemando poi col passare dei minuti. Non è una pura casualità che la squadra sia passata in vantaggio giocando in verticale sia con il Borussia, tra andata e ritorno, sia col Barcellona.

Note negative Inter

  • La nota negativa più grande, sottolineata anche dallo stesso Conte in conferenza stampa post-partita, è relativa alla non profondità della rosa e al numero limitato di uomini utilizzabili. In ogni settore i ricambi sono quasi inesistenti, non solo qualitativamente ma anche quantitativamente.
  • Come già detto in precedenza la squadra è crollata nel momento esatto in cui l’attacco ha smesso di dare profondità, aprendo al Borussia la strada per la rimonta. Sicuramente la condizione atletica della coppia offensiva risente del fatto di essere costretta a giocare quasi tutti i minuti di quasi tutte le partite, però bisognerebbe anche avere l’intelligenza per poter proteggere palloni in condizioni di stanchezza e difficoltà, senza staccare del tutto la spina.
  • Oltre all’attacco anche il centrocampo non ha garantito la giusta interdizione, anzi il settore mediano nerazzurro ha perso più palloni di quelli recuperati, alcuni sanguinosi. Il risultato è stato che, nel secondo tempo, si è giocato sempre a ridosso di una sola area, senza nemmeno più l’opportunità di imbastire una ripartenza oppure di abbassare il ritmo di gioco.
  • Troppi gol subiti nelle ultime uscite, ben 15 in 9 partite tra campionato e Champions, con un solo cleansheet, maturato proprio all’andata col Borussia. Qualcosa va rivisto a livello di equilibri.

Dati a cura di Whoscored.com

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