La trasformazione di Godin

L’Inter di Antonio Conte ha mostrato fin da subito di avere una identità tattica ben definita. Arrivato questa estate per dar vita ad un nuovo progetto tecnico, l’ex allenatore della Juventus e della nazionale si è confermato bravissimo nel riuscire a trasmettere in poco tempo il proprio calcio al gruppo di giocatori a disposizione.
Così, già dal precampionato si era capito come i nerazzurri si sarebbero presentati all’inizio della stagione in un contesto tattico evoluto, all’interno del 3-5-2 col quale Conte ha caratterizzato positivamente il suo recente passato.
L’allenatore leccese ha anche confermato la sua capacità di incidere a livello di singoli, lanciando o rilanciando scommesse per questi livelli o giocatori che sembravano finiti ai margini (Candreva).

In particolare, dal punto di vista tattico, Conte ha plasmato la sua Inter intorno ad una ferrea organizzazione difensiva, fondata sull’idea di aggredire costantemente sia nella propria metà campo, in fase di difesa bassa, sia nell’altro, con esterni e difensori centrali pronti a salire in avanti in un sistema attivo anche in non possesso.
In fase di possesso, Conte chiede al quadrilatero costituito dai tre difensori centrali e da Brozovic di collaborare con Handanovic per sviluppare una costruzione piuttosto elaborata, allo scopo di attrarre la pressione alta avversaria per poi cercare di superarla e attaccare la profondità convogliando i flussi di gioco soprattutto verso le corsie esterne.

Cambio di contesto

All’interno di questo costrutto tattico va ad inserirsi la figura di Godin. Arrivato in estate dall’Atletico Madrid, il difensore uruguaiano doveva idealmente rappresentare l’innesto che avrebbe ancor di più consolidato la fase difensiva nerazzurra dotando la squadra di Conte di quel respiro tecnico internazionale capace di renderla competitiva a livello europeo.

Tuttavia, fin qui l’inserimento del 33enne difensore della Celeste ha generato delle mixed review più che delle certezze. Infatti, l’ex colchonero ha prodotto alcune buone prestazioni, alternandole però ad uscite non del tutto convincenti.
Già in Champions, nella trasferta di Barcellona, pur a fronte di una buona interpretazione della gara da parte nerazzurra (soprattutto nei primi quarantacinque minuti di gioco), Godin ha palesato qualche difficoltà specialmente quando, a seguito dell’inserimento di Dembélé, il difensore uruguaiano è stato costretto a scivolare esternamente per aiutare D’Ambrosio. Le uscite non sempre perfette dell’ex Atletico Madrid hanno contribuito a destabilizzare la linea arretrata nerazzurra. Anche in occasione del raddoppio di Suarez, Godin si è fatto facilmente saltare sul controllo palla del connazionale.
Contro la Juve, nello scontro diretto dello scorso ottobre, Godin si è mostrato nuovamente in difficoltà quando i bianconeri cercavano di scavalcarlo con palloni volti a colpire l’Inter alle spalle della linea difensiva.
In generale, se si esclude forse la prestazione contro Hazard e Sancho nella fondamentale vittoria di coppa sul Borussia o quella nel derby di Milano, Godin ha manifestato finora una certa difficoltà nella gestione della posizione di braccetto della difesa a tre impostata da Conte. In pratica, l’esperto centrale sudamericano non ha ancora assorbito tempi e soluzioni che caratterizzano il passaggio dalla difesa a quattro alla quale era abituato con Simeone a quella a tre utilizzata dal suo nuovo allenatore.

Godin sbaglia l'intervento dell'anticipo facendosi scavalcare dalla palla e permettendo a Balotelli di andare fino al tiro
Godin sbaglia l’intervento dell’anticipo facendosi scavalcare dalla palla e permettendo a Balotelli di andare fino al tiro.

Ma non è soltanto una questione di difesa a tre/a quattro. Ad essere mutati sono infatti proprio i compiti chiesti al difensore nerazzurro, sia in fase di possesso che di non possesso. Nel primo caso, Godin deve partecipare ad una fase di costruzione più elaborata. Ma è soprattutto in non possesso che il lavoro richiesto al rosarino è cambiato.

Le statistiche che certificano il cambio di contesto tattico rispetto alla scorsa stagione.

Nell’Inter infatti Godin si trova a volte in condizione di dover scivolare esternamente per aiutare il laterale di parte o per coprirgli le spalle. Di conseguenza, in certe situazioni deve agire da terzino, cioè fuori della sua comfort zone, rappresentata dal centro dell’area.
A queste difficoltà si aggiungono quelle di giocare all’interno del sistema di Conte che, oltre a prevedere altri due difensori centrali, chiede ai tre dietro di essere particolarmente aggressivi nei confronti dell’avversario di zona. Così, Godin deve salire e uscire in pressione a volte anche molto in alto e rompere la linea con i giusti tempi, cosa alla quale l’uruguaiano non è abituato. Anche nella difesa del campo alle proprie spalle l’ex Atletico ha fin qui mostrato delle lacune.

contro il Borussia, Godin rompre la linea per andare a cotrasto su Hazard
Contro il Borussia, Godin rompe la linea per andare a contrasto su Hazard

Detto questo, le qualità di Godin non sono in discussione. Certamente, il processo di acclimatazione al calcio di Conte è ancora in fase embrionale e forse richiederà ulteriore tempo prima di essere eventualmente completato.

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