Inter 1 – Juventus 2: misurarsi con i più forti

L’Inter si apprestava ad affrontare la Juventus di Sarri in un ottimo stato di forma dopo le sei vittorie consecutive in campionato e in seguito alla trasferta di Champions a Barcellona dove i nerazzurri avevano dimostrato di riuscire a tenere testa, per buona parte della gara, ad una delle squadre più forti d’Europa imponendo, per ampi tratti, il proprio contesto.

Dall’altra parte, i bianconeri, rinvigoriti dalle ultime prestazioni, sicuramente più convincenti dal punto di vista del gioco rispetto ad inizio stagione, si apprestavano ad affrontare gli uomini di Conte sulla scorta della consapevolezza di poter vantare nel proprio arco più armi a disposizione.

Per quanto riguarda gli schieramenti, nessuna novità in casa Inter: confermata rispetto alle previsioni la coppia d’attacco Lautaro-Lukaku, in difesa Godin viene schierato da terzo centrale, mentre, rispetto alla gara di Barcellona, D’Ambrosio prende il posto di Candreva sulla fascia sinistra.
La Juve conferma il 4-3-1-2 apprezzato nelle ultime gare: in difesa spazio a Cuadrado come terzino destro, Bernardeschi viene impiegato in trequarti, infine la coppia di attaccanti è formata da Cristiano Ronaldo e, a sorpresa, Dybala.

Il piano gara della Juve

Come vedremo, il canovaccio tattico si è sviluppato anche in funzione ai diversi momenti vissuti dalla gara. Sicuramente il gol dopo pochi minuti ha colto di sorpresa i nerazzurri che, per la prima volta in campionato, si sono ritrovati in svantaggio. Sull’azione del gol, realizzato soprattutto grazie ad una grande conclusione di Dybala sul quale Handanovic ha potuto fare ben poco, si possono già intravedere alcuni trame tattiche che hanno, poi, trovato seguito durante il resto della gara.
La pressione alta di Alex Sandro induce all’errore D’Ambrosio che, di fatto, regala la sfera a Pjanic. Il bosniaco non si fa pregare due volte e trova immediatamente in profondità la traccia verticale verso Dybala che punta Skriniar e trova l’unico spicchio di porta scoperto dal portiere sloveno.

In generale la Juventus cercava frequentemente la giocata rapida in profondità per costringere i tre difensori nerazzurri (non proprio dei fulmini di guerra) a scappare all’indietro e farsi puntare in campo aperto da Cristiano Ronaldo e Dybala e Bernardeschi.

Posizione partenza CR7.png
Cristiano Ronaldo, partendo da sinistra, si appresta a puntare Godin con De Vrij che nel frattempo segue con la coda dell’occhio anche la corsa di Dybala. Nel seguito immediato dell’azione, la conclusione del portoghese finirà sulla traversa.

In particolare, sia l’argentino che il portoghese partivano particolarmente defilati per poi cercare la conclusione verso il centro, allargando, di conseguenza, le maglie delle marcature nerazzurre e costringendo, inoltre, sia D’Ambrosio che Asamoah a sfiancanti rincorse per evitare la parità numerica nei confronti del trio d’attacco bianconero.

A conferma della libertà concessa da Sarri ai suoi uomini negli ultimi 30 metri, quando l’azione lo richiedeva, i due attaccanti bianconeri, invece, facevano densità centrale sia per offrire i loro appoggi spalle alla porta in fase di costruzione, sia per poter dialogare meglio a vicenda costringendo spesso i centrali nerazzurri ad uscire in marcatura con il rischio di essere saltati o di commettere fallo.

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Per garantire, comunque, la presenza offensiva quando Dybala e Cristiano si muovevano in appoggio, uno tra Khedira e Matuidi avanzava per occupare zone più avanzate.

In questo senso, i 22 falli compiuti dagli uomini di Conte, rispetto agli 8 della Juve sono significativi di un pattern che si è ripetuto durante tutta la gara, in cui, probabilmente, a contare è stato anche il tipo di marcature adottato dai due tecnici: più simile alla zona pura quella di Sarri, con una difesa a 4 che si basa soprattutto sulle letture di reparto, con un orientamento più a uomo nella zona quella di Conte che, dall’altra parte, potendo contare su 3 centrali si affida soprattutto alle uscite individuali preventive.
Per dare un’idea delle difficoltà vissute dai nerazzurri, però, sono interessanti i dati sul baricentro delle due squadre in fase di non possesso: 41 metri per l’Inter, 49 per la Juve.

Ad essere facilitati dalla folta densità centrale di uomini offensivi bianconeri sono stati anche i compiti di smistamento di Pjanic che, infatti, sta giocando più palloni in verticale rispetto alle stagioni con Allegri. Per operare un confronto rispetto all’altro playmaker della sfida, Brozovic, il bosniaco, dopo i 13 palloni consegnati a Cuadrado, ha operato ben 10 e 9 passaggi rispettivamente verso Dybala e Ronaldo. A conferma di una distribuzione più orizzontale del croato, ai primi 3 posti per passaggi effettuati dal numero 77 compaiono, in ordine, Barella, D’Ambrosio e Asamoah. Solo 2 nei confronti di Lukaku e nessuno verso Lautaro Martinez. (Dati Wyscout)

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Le heatmaps di Brozovic e Pjanic a confronto. Aiutato dal baricentro di squadra più alto, il bosniaco ha agito più frequentemente oltre la linea di centrocampo. Discorso inverso, invece, per Brozovic. (via Whoscored)

In generale, la qualità del possesso bianconero è stata di assoluto valore, con continui interscambi posizionali soprattutto dei 3 uomini più offensivi che hanno, così, tolto i riferimenti ai difensori nerazzurri.

Il piano gara dell’Inter

L’appannamento dei nerazzurri per lo svantaggio subito è durato relativamente poco, con gli uomini di Conte che, invece, hanno continuato a seguire il proprio piano gara. Al 18′ minuto, poi, è arrivato il pareggio su rigore realizzato da Lautaro Martinez, a seguito del quale, la gara ha vissuto comunque momenti di altà intensità in cui le due squadre si sono sfidate a viso aperto: al termine dei 90′, il conto degli xG sarà di 0.93 (rigore escluso) per l’Inter a 1.56 per la Juve.

La disposizione bianconera con Bernardeschi in posizione di trequarti facilitava naturalmente la marcatura sulla zona di gioco di Brozovic che, di conseguenza, era costretto a giocare spesso ad uno-due tocchi per evitare di trovarsi accerchiato da maglie bianconere. Nonostante i numeri dicano che quella contro i bianconeri sia stata la seconda “peggior” gara in quanto a precisione totale dei passaggi (88.9%) nella gestione della sfera sotto pressione avversaria, il croato ha dimostrato notevoli miglioramenti sia negli smarcamenti che nei tempi di gioco.

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Nell’immagine soprastante un tipico meccanismo nerazzurro per uscire dal pressing bianconero: Brozovic è abile a smarcarsi alle spalle di Bernardeschi che gli oscurava la linea di passaggio verso De Vrij, sulle sue tracce si alza in raddoppio il play avversario (Pjanic) ma il numero 77 nerazzurro trova in Asamoah un appoggio sicuro. Il ghanese costringe la mezzala lato palla (Khedira) ad uscire in pressione liberando, così, la traiettoria verso Sensi che, occupando lo spazio tra le linee, costringerà Matuidi a scalare verso destra.

Il piano dell’Inter, sfruttando il pressing offensivo della squadra di Sarri che, per forza di cose, concedeva spazi alle spalle del centrocampo quando le uscite in avanti di Pjanic e delle mezzali andavano a vuoto, era quello di eludere il pressing bianconero con una circolazione che permettesse soprattutto a Lautaro, Lukaku e Sensi di ricevere palla a terra, possibilmente con il corpo già orientato verso la porta avversaria e di puntare, preferibilmente in parità numerica, i difensori bianconeri rimasti: solitamente almeno uno tra Cuadrado e Alex Sandro si alzava rispettivamente su Asamoah e D’Ambrosio.

In pratica, complici soprattutto scelte decisionali molto rivedibili di Lautaro e, soprattutto, Lukaku che non hanno dimostrato quella qualità di pensiero ed esecuzione nell’ultimo passaggio che avrebbe permesso di concludere da posizioni più favorevoli gran parte delle ripartenze orchestrate in campo aperto, l’Inter non si è dimostrata molto efficacie sotto porta come dimostra il relativo basso numero di xG creati.

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Un esempio di una delle tante transizioni sprecate dai nerazzurri. Lukaku tenta il passaggio, tra Alex Sandro e Bonucci, in verticale verso Lautaro mentre ignora, sull’altro lato, Sensi tutto libero e con più campo a disposizione.

L’infortunio di Sensi, occorso attorno alla mezz’ora di gioco, oltretutto, ha indotto Conte alla sua sostituzione con Vecino. Senza il numero 12, a risentirne è stata soprattutto la fluidità di gioco e la qualità nella gestione del possesso nerazzurro.
Mentre Sensi offriva sempre una traccia verticale e di qualità sia nella fase di costruzione che in quella di rifinitura, con una sensibilità naturale nel posizionamento tra le linee e in particolare nel mezzo spazio di sinistra, l’ingresso di Vecino invece ha tolto imprevedibilità alla manovra dei padroni di casa che si sono, così, affidati, ancor più di prima, alle folate delle due punte accompagnate dagli inserimenti delle mezzali.

Cambi decisivi

Al 62′ Sarri ha operato due cambi: dentro Bentancur per Khedira e Higuain per Bernardeschi. Per la prima volta, quindi, il tecnico toscano si è affidato al tridente pesante con l’argentino che ha affiancato Dybala e Cristiano Ronaldo.
I bianconeri, tuttavia, dopo il cambio di assetto hanno perso equilibrio, concedendo qualche occasione di troppo ai nerazzurri, come ad esempio il palo colpito da Vecino con una conclusione deviata da De Ligt e che, per poco appunto, non si infilava in rete alle spalle di Szczęsny.

Dopo una decina di minuti, Sarri, accortosi del momento di difficoltà è tornato sui propri passi sostituendo Dybala e rinforzando il centrocampo con l’inserimento di Emre Can. Conte ha risposto richiamando in panchina Lautaro Martinez per Politano che, come nel derby, si è posizionato largo a destra.

La mossa vincente si è rivelata quella di Sarri: la Juve, con un uomo in più a centrocampo, ha preso il controllo della manovra come hanno poi testimoniato i 24 passaggi consecutivi che i bianconeri hanno effettuato prima del gol decisivo di Higuain.

Al netto della grande azione juventina, nel gol, poi, c’è stato un insieme di errori individuali e di reparto tra i nerazzurri: Vecino è salito in ritardo su Pjanic (probabilmente intimorito dalla presenza di Matuidi, Bentancur e Cristiano Ronaldo alle proprie spalle), la linea difensiva è rimasta troppo bassa e, in tutto questo, si è aggiunta l’errata lettura di Bastoni che ha bucato l’intervento.
Nel forcing finale l’Inter ha sfiorato il pareggio con la conclusione di Vecino che, al 90′, ben imbeccato da D’Ambrosio, si è fatto ipnotizzare da Szczęsny.

Il derby d’Italia si è quindi concluso con la vittoria degli uomini di Sarri che, nel complesso, hanno meritato la vittoria con una prova di forza, qualità e organizzazione. Una nota di merito va ovviamente anche a Sarri, la cui mano è evidente sin dal suo arrivo a Torino. Il tecnico toscano sta, intelligentemente, coniugando la propria idea di gioco con le caratteristiche della rosa.

L’Inter, dal canto suo, può recriminare con sè stessa per la gestione di alcuni momenti e azioni della gara che avrebbe potuto essere gestita diversamente e con la sfortuna per l’infortunio di Sensi con cui, di fatto, l’Inter è stata privata di uno degli elementi più talentuosi e, in generale, tra i più decisivi nel contesto tattico orchestrato da Antonio Conte.
Con la consapevolezza che i miglioramenti da compiere sono ancora molti, i nerazzurri hanno sfidato i campioni d’Italia senza alcun timore reverenziale, cercando di mettere in pratica i concetti e i principi del proprio tecnico.

 

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