Come si inserirebbe Sanchez all’Inter?

Dopo il colpo Lukaku, di cui abbiamo analizzato il profilo in questo pezzo, le ultime voci di mercato in casa Inter convergono verso il cileno Alexis Sanchez, ex compagno dello stesso attaccante belga proprio allo United.
La formula del trasferimento prevederebbe un prestito secco con un eventuale riscatto la cui cifra verrà ridiscussa a Giugno 2020, con l’Inter che si accollerebbe circa 5 dei 12 milioni di mensilità d’ingaggio (nel contratto coi Red Devils era specificato che in caso di mancata qualificazione alla prossima Champions, lo stipendio sarebbe passato da 20 a 15 milioni per stagione).
In attesa di sapere se la trattativa si concluderà o meno, in questo articolo proveremo a fare il punto sullo stile di gioco dell’attaccante cileno cercando di capire quali sono state le difficoltà incontrate nell’ultimo anno e mezzo e come si inserirebbe, eventualmente, nel roster nerazzurro guidato da Antonio Conte.

Caratteristiche e stile di gioco

Alexis Sanchez ha uno stile di gioco profondamente riconoscibile che ne mette in luce in chiara luce tanto i pregi quanto i difetti.
Sanchez, infatti, fa della rapidità e dell’aggressività un timbro di fabbrica del proprio calcio.
Il tutto è ben visibile nel modo di portare palla: quando lo fa, il cileno non stacca mai gli occhi dalla sfera portandola avanti con rapidi e frequenti tocchi non perdendo, quindi, mai il contatto fisico e visivo con questa.

Le movenze non sono fluide ed esteticamente appaganti ma sicuramente efficaci: la sua corsa sembra essere costantemente sottoposta ad una forza energetica pronta a spegnersi in qualsiasi momento e a riattivarsi ad ogni tocco del pallone.

La conduzione palla di Sanchez è qualcosa di veramente originale.

Quello di Sanchez è un calcio ad alta tensione, sempre esposto al rischio di perdita del pallone. Spesso infatti si intestardisce nelle giocate e il tempismo per lo scarico non è un suo punto forte.
A questo vanno aggiunte alcune difficoltà nel primo controllo che non è sempre pulito e che, non di rado, inficia il buon esito delle giocate.

In questo estratto dalla sfida di Copa America contro il Perù si può notare come Sanchez tenda ad avere frequentemente un primo controllo difettoso che ne limita gli sviluppi dell’azione.

Ciononostante, Sanchez spicca particolarmente negli uno contro uno: in Copa America si è classificato al 4° posto per numero di dribbling tentati (al primo Leo Messi) con una percentuale di successo del 58%.

Inoltre, una dote che lo ha accompagnato sin dagli esordi a Udine è l’abilità con cui gestisce le medio-lunghe ripartenze in campo aperto. In questo senso, una qualità che potrebbe fare comodo ad Antonio Conte data la sua unicità nel parco delle seconde punte nerazzurre composto da Politano che non ha nelle corde la resistenza sul lungo e Lautaro che, invece, dà il meglio di sè negli ultimi 20 metri o nelle giocate spalle alla porta.

Era il 2011 e Sanchez mostrava una leggiadria invidiabile nello slalom speciale.

Negli anni, tuttavia, grazie alle esperienze con maestri del gioco posizionale come Guardiola, Sampaoli e Wenger, Sanchez ha sviluppato una predisposizione anche alle giocate sul corto in associazione con i compagni.
Col tempo, inoltre, lo stesso tecnico francese lo ha sempre più responsabilizzato affidandogli anche compiti da punta centrale sia come unico riferimento sia in collaborazione con un attaccante come Giroud, utile alla squadra soprattutto per la gestione della sfera spalle alla porta e a Sanchez per le sponde che gli permettevano, negli ultimi 20 metri, di ricevere direttamente fronte alla porta per poi battere a rete.

Sanchez cerca Giroud con un filtrante tra due avversari e si inserisce in area in attesa del cross.

I problemi a Manchester

Sanchez che arriverebbe a Milano, tuttavia, è un giocatore reduce, senza dubbio, dalla peggiore stagione in carriera in cui tra infortuni muscolari e articolari ha saltato circa 20 partite durante la stagione col Manchester United.
Lo stesso Mourinho (che lo ha fortemente voluto nel Gennaio 2018), interrogato sull’argomento, ha individuato negli infortuni del cileno la motivazione principale per spiegare il suo calo di rendimento.
Dalla precaria situazione fisica, Alexis non si è più ripreso (almeno fino al termine della stagione in Inghilterra) e, nonostante il cambio di guida tecnica (con Solskjaer a sostituire il tecnico portoghese) le cose non sono migliorate.

Le esperienze di Manchester e ancor di più quella di Barcellona testimoniano poi come il numero 7 sembri incontrare qualche difficoltà di ambientamento quando si tratta di dover sgomitare per un posto da titolare.
Abituato all’Arsenal dove, di fatto, Wenger gli aveva consegnato le chiavi dell’attacco dei Gunners, arrivato a Manchester il cileno ha sofferto, particolarmente, la folta concorrenza con Lingard, Rashford, Martial e Mata a contendersi i 2 ruoli alle spalle o ai fianchi di Lukaku.

Quello di Sanchez ai Red Devils è stato anche un problema di connessioni coi compagni. Un esempio del suo coinvolgimento nella manovra: in 12′ un solo pallone toccato.

In generale, tuttavia, la stagione dei Red Devils, almeno in Premier, è stata al di sotto delle attese e il contesto, del resto, non ha di certo contribuito ad esaltare le individualità presenti in rosa (se non per il primo periodo di guida Solskjaer in cui la squadra sembrava finalmente essersi liberata del clima di ostilità presente con Mourinho).

Oltre a questi motivi, l’hype che ha accompagnato l’arrivo del cileno a Manchester (con 20 milioni di € di ingaggio, Sanchez è diventato il giocatore più pagato della Premier) non ha fatto altro che creare un eccesso di aspettative trasformatesi, poi, in grosse delusioni quando le cose hanno cominciato a non andare nel verso giusto. A causa del circolo vizioso innescato da problemi fisici, seguiti poi dalle difficoltà di squadra e dalle aspettative individuali deluse, Sanchez, in campo, ha perso quella confidenza necessaria a qualunque giocatore per rendere secondo i propri standard.

Nell’immagine, i numeri di Alexis Sanchez nelle ultime 4 stagioni in Premier. Si nota, in particolare, l’involuzione dal suo passaggio ai Red Devils.

Dal punto di vista tattico, poi, sia con Mourinho che con Solskjaer, la coppia con Lukaku non ha funzionato brillantemente.
Le esperienze all’Arsenal e in Nazionale ci hanno insegnato che il cileno rende particolarmente bene in sistemi molto meno rigidi di quello impostato, ad esempio, dal tecnico portoghese in cui Lukaku assumeva i compiti del classico numero 9 dedicandosi esclusivamente all’occupazione degli spazi centrali senza svariare su tutto il fronte d’attacco. A farne le spese, in questo modo, è stato lo stesso Sanchez il quale, invece, tende preferibilmente a collocarsi nel mezzo canale di sinistra per poi sfruttare gli eventuali spazi centrali liberati dal movimento dei compagni.

Un raro esempio in cui il movimento laterale di Lukaku (attirando l’attenzione di almeno 3 avversari) ha liberato lo spazio per l’inserimento, da sinistra, di Sanchez.

Lo stesso Lukaku ha più volte dichiarato di non sentirsi a proprio agio quando veste i panni del classico pivote preferendo, invece, rendersi più utile ai compagni liberando, con movimenti interno-esterno, le zone centrali, come da abitudine nel sistema di gioco del Belgio in cui il suo compito consiste anche nel creare i presupposti per gli inserimenti di Hazard o De Bruyne.

Condizioni d’uso all’Inter

All’Inter sbarcherebbe un giocatore in cerca della stagione del riscatto dopo l’esperienza negativa di Manchester. Dal punto di vista tattico, come abbiamo visto, Sanchez avrebbe caratteristiche abbastanza differenti rispetto a quelle degli attaccanti già presenti in rosa. Soprattutto nella esperienza a Londra, Alexis potrebbe mettere in mostra quelle abilità sviluppate nel tempo grazie a Wenger, in particolare alternando movimenti in profondità a quelli incontro al portatore gestendo la sfera con la tecnica e l’imprevedibilità di cui è in possesso.

Prima Sanchez si allarga attirando su di sè gli ultimi due avversari rimasti e liberando la corsa di Ozil, poi serve al tedesco un assist al bacio. Anche questo significa sapersi muovere da prima punta per i compagni.

Con ogni probabilità verrebbe riproposta la coppia con Lukaku della quale, a Manchester, non hanno grandi ricordi. Tuttavia, i principi che guidano Antonio Conte, riguardo al ruolo di attaccante, sono alquanto diversi da quelli di Mourinho o Solskjaer.

In questo senso, le possibilità sono due: o, più probabilmente, Conte impiegherà Lukaku nel centro-destra liberando, così, lo spazio per Sanchez che, invece, partendo dal mezzo spazio di sinistra potrebbe sfruttare più liberamente lo spazio concessogli oppure, i nerazzurri si affideranno, alternativamente, ai movimenti incontro del proprio numero 9 o del cileno per risalire il campo con l’altro dei due che invece si dedicherebbe agli attacchi centrali in profondità (anche se la fase di ripulitura del pallone in zone lontane dall’area di rigore non sono una specialità né dell’uno né dell’altro centravanti).

Oltretutto, l’acquisto di Sanchez potrebbe spingere Conte anche all’utilizzo del 3-4-3, già impiegato ai tempi del Chelsea.
Nel caso in cui si trattasse di un tridente mobile con movimenti a rientrare e ad uscire della punta centrale che attiverebbe delle rotazioni a catena, il cileno potrebbe dimostrare la sua duttilità ricoprendo almeno due ruoli sui tre disponibili.
L’esperienza all’Arsenal, infatti, ci ha restituito un profilo di attaccante abile sia a venire incontro, aprendo gli spazi per gli inserimenti delle ali (o trequartisti) alle spalle, sia attaccando la profondità da sinistra.

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