Cosa sa fare Stefano Sensi?

Dopo i riscatti di Politano e Salcedo, il primo colpo estivo del mercato nerazzurro sembra essere rappresentato da Stefano Sensi. L’ex Sassuolo, nato a Urbino quasi 24 anni fa, si trasferirà a Milano con la formula del prestito oneroso (attorno ai 5 milioni) più un diritto di riscatto (di circa 25) all’interno dell’operazione che permetterà al Sassuolo di assicurarsi le prestazioni di Marco Sala (valutato circa 5 milioni) e quelle di Andrea Gravillon (in prestito secco).

L’architettura del trasferimento, per modalità e cifre, ricorda molto quello imbastito esattamente un anno fa per l’acquisto dello stesso Politano: l’Inter può registrare nell’immediato una plusvalenza e, nel frattempo, potrà consegnare ad Antonio Conte uno dei giovani più promettenti del panorama italiano (sottraendolo alla concorrenza, dato che i rumors riportavano di un forte interesse da parte del Milan).
Arrivati a questo punto, quindi, cercheremo di tracciare un profilo dell’ex centrocampista neroverde per capire cosa abbia spinto i nerazzurri ad investire sul suo talento.

Che giocatore è Sensi?

Tra i commentatori e gli addetti ai lavori si è aperta la discussione sull’effettivo ruolo che assumerà Sensi nello scacchiere nerazzurro di Antonio Conte: alcuni sostengono che il classe ’95 sia stato acquistato per ricoprire la casella di vice-Brozovic (quindi in mediana, davanti la difesa),  altri invece sono dell’idea che l’ex Sassuolo abbia più caratteristiche da mezzala (di possesso, in questo caso).

In realtà, a ben vedere, entrambe le versioni hanno un loro fondo di verità: a 18 anni, in Lega Pro col San Marino sotto la guida di Fernando De Argila, viene prima impiegato come mezzala, poi dirottato in trequarti nella seconda parte di stagione. Durante la stagione 2015/16, tornato a Cesena, nella società che lo ha formato calcisticamente, Massimo Drago lo schiererà per l’intera durata del campionato come vertice basso del suo 4-3-3.
Poi il passaggio in Serie A, al Sassuolo, dove trova un tecnico come Di Francesco il quale non intende rinunciare alle giocate davanti alla difesa del proprio capitano, Magnanelli, dirottando Sensi al suo fianco, come mezzala per agevolarne la crescita evitando di sobbarcarlo con eccessive responsabilità tattiche.
Dopo l’infortunio dello stesso Magnanelli, il tecnico abbruzzese proverà a riportarlo davanti alla difesa ma alla fine, principalmente a causa della struttura fisica, errori di posizionamento e di scelte troppo rischiose col pallone, tornerà sui suoi passi preferendogli Missiroli o Aquilani in quella posizione.
Dopo l’esonero di Bucchi, sarà Iachini a riportarlo davanti alla difesa nel suo 3-5-2 (alternato a 4-3-3) in cui Sensi, dopo aver limato qualche difetto che ne aveva compromesso l’utilizzo, si trova alla perfezione. Di lui, Iachini dice: «La grande personalità si abbina a notevoli doti tecniche e alla visione di gioco e del campo. Sa far girare la squadra, ma anche verticalizzare, trovare l’imbucata. In più è giovane e può crescere ancora. Già nelle ultime stagioni è migliorato nelle transizioni, nel recupero palla, nel posizionamento».

Quale migliore tecnico, tuttavia, poteva valorizzare le doti del centrocampista di Urbino se non De Zerbi? È, infatti, nella stagione appena trascorsa che il numero 12 si è confermato su alti livelli in un sistema di gioco che, forse più di tutti i precedenti, ne ha esaltato i pregi limitandone i difetti.
Il tecnico bresciano lo ha impiegato sia come volante davanti la difesa sia come mezzala nel 4-3-3 finendo poi per utilizzarlo come trequartista nel 3-4-1-2.

Sensi in mediana

Indipendentemente dalla posizione sul terreno di gioco, ciò che colpisce maggiormente nello stile di gioco di Stefano Sensi è la sua capacità di offrire costantemente ai compagni una soluzione di passaggio, come una sorta di perno che si aggira per il campo allo scopo di stabilire connessioni tra i compagni.
Alla visione di gioco in possesso, infatti, Sensi ne abbina una senza la sfera tra i piedi attraverso l’arte dello smarcamento e uno spiccato senso della posizione.

Nonostante le lacune fisiche (168 cm per 62 kg), Sensi riesce ugualmente a resistere al pressing avversario grazie al baricentro basso, a una potente muscolatura delle gambe e un sapiente utilizzo del corpo che, nel complesso, gli permettono di proteggere il pallone dai contrasti avversari: doti che si rivelano fondamentali se schierato in mediana soprattutto in un epoca in cui, sempre più frequentemente, vengono scelti giocatori fisicamente prestanti per ricoprire quel ruolo.

In possesso della sfera, preferisce spesso la verticalizzazione alla giocata più conservativa: solo Magnanelli (5.5 p90) ha effettuato più lanci lunghi di Sensi (4.7 p90), tuttavia, con una precisione di gran lunga inferiore (60% vs 75%).

Il gol di Berardi a Cagliari nato da un lancio di 40 metri del numero 12.

Anche in un fondamentale troppo spesso sottovalutato come quello del primo controllo, Sensi rivela la sua indole verticale orientando il corpo e, conseguentemente, anche il pallone verso la porta avversaria prendendo, così, spesso in controtempo il diretto avversario.
Grazie a queste abilità, quindi, Sensi riesce a liberarsi della sfera in pochi tocchi dando, così, ritmo alla manovra sia allargando il gioco sulle fasce o, alternativamente, ricercando la profondità.

A questo stile di gioco che, a prima impressione, può apparire eccessivamente frenetico, Sensi abbina una intelligente gestione della “pausa” di gioco. In particolare quest’anno, sotto la gestione De Zerbi che lavora sul principio di una manovra ragionata che coinvolga, preferibilmente, tutti gli 11 effettivi (a partire dal portiere), Sensi ha dato spesso dimostrazione di saper controllare con abilità i ritmi di squadra.
A volte, infatti, un passaggio conservativo può essere funzionale ad un migliore transizione offensiva permettendo così alla squadra di salire in blocco, con lo scopo successivo di attaccare in campo aperto con un maggior numero possibile di uomini sopra la linea della palla.

Sensi si fa trovare alle spalle del centrocampo viola, avrebbe lo spazio per puntare verso la porta ma preferisce scaricare all’indietro verso Magnanelli. Successivamente si smarca ancora una volta per far ripartire l’attacco in campo aperto.

Negli anni ha sviluppato delle capacità di lettura senza palla anche in fase di interdizione che gli permettono di oscurare le linee di passaggio avversarie con il solo orientamento del corpo: tra i centrocampisti del Sassuolo ha il maggior numero di intercetti (1.5 per partita). Nonostante questo, quando si tratta di correre all’indietro ed accorciare verso la propria porta, complice anche una non eccelsa resistenza sul lungo, talvolta fatica a recuperare, lasciando sguarnita la zona di competenza. Vedere per credere i primi due gol subiti dal Sassuolo nella sfida contro l’Empoli al Castellani: sulla prima rete buca il contrasto e non riesce a contenere la discesa centrale di Krunic, sul secondo non si accorge della presenza di Farias alle proprie spalle e anziché assorbire l'(errata) uscita del centrale di parte, si pianta inspiegabilmente abbandonando il reparto arretrato in situazione di 2 contro 4.

Tra i centrocampisti di Serie A è solo 33° per numero di dribbling effettuati (1.3 p90), con una percentuale di riuscita inferiore al 50%. I numeri, però, non possono raccontare che Sensi fa un uso del tutto particolare del dribbling che viene interpretato come arma difensiva allo scopo di attirare la pressione avversaria e guadagnare un tempo di gioco per poi, eventualmente, servire un compagno nello spazio creatosi alle sue spalle: in questo fondamentale ricorda molto un’altra mezzala di possesso come il suo idolo Xavi.

Oltre al dribbling “difensivo”, Sensi sembra aver ripreso dal suo idolo anche il tipico movimento a “media vuelta” per liberarsi del diretto avversario.

Sensi in trequarti

Quando De Zerbi, verso la seconda parte di stagione, l’ha riportato in trequarti per fare posto ad una mediana più fisica composta da Magnanelli e Bourabia, Sensi ha risposto mantenendo immutato il livello qualitativo delle proprie prestazioni.
In quella zona di campo, ha fatto valere le proprie doti anche nelle fasi di rifinitura (con 2.1 passaggi chiave è 7° in Serie A) e conclusione senza dimenticare la sua efficacia sia sotto l’aspetto del gioco spalle alla porta (abilità necessaria per giocare ad alti livelli negli ultimi 30 metri) sia sotto quello degli inserimenti nelle ripartenze medio-corte: fondamentali sviluppati già ai suoi esordi tra i professionisti con il San Marino.
Grazie al suo senso della posizione, specialmente nelle fasi di transizione positiva, De Zerbi gli ha affidato il compito di ricercare costantemente lo spazio alle spalle del centrocampo avversario sfalsando, così, le linee di pressione.

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Il senso della posizione di Stefano Sensi e l’utilità di offrire ai compagni sempre una linea di passaggio.

Quando la palla arrivava tra i suoi piedi, poi, grazie alla sua associatività forniva sempre una opzione di passaggio per dialogare con la punta che accorciava (specialmente Berardi): in questo modo Sensi ha, così, permesso al Sassuolo di elevare la qualità delle giocate anche nella zona di rifinitura.

Il gol contro la Viola è un esempio dell’importanza di Sensi negli ultimi 30 metri.

Lo stesso allenatore bresciano è sembrato, poi, soddisfatto dell’esperimento tattico: «Stefano lo abbiamo spostato perché volevamo migliorare la fase di non possesso. Avere un trequartista e due punte ci ha aiutato. Stefano con la palla tra i piedi può fare quello che vuole».

Fuori schema

Il quadro attorno alle doti di Stefano Sensi è quanto di più vario e diversificato si possa immaginare. Di conseguenza, identificarlo in uno o nell’altro ruolo è un artificio capzioso che lascia il tempo che trova.
Dopo l’addio di Di Francesco, ad esempio, lo stesso Sensi rilasciò un intervista a Sky Sport in cui gli venne chiesto cosa sarebbe cambiato tatticamente in seguito all’arrivo di Bucchi. L’allora 21enne centrocampista rispose: «Mister Bucchi utilizza lo stesso modulo che usava Di Francesco anche se adesso noi centrocampisti abbiamo più libertà di movimento, da mezzala finisci a mediano e da mediano finisci a mezzala senza avere dinamiche cui siamo costretti a seguire».
Quel termine “costretti” non è casuale ma, anzi, significativo di un giocatore che ama essere libero da schemi ed etichette prestabilite.

In questo senso le dichiarazioni che riassumono quanto più coerentemente l’opinione che ci siamo fatti sullo stile di gioco si Stefano Sensi sono quelle del suo ormai ex tecnico De Zerbi: «Io credo sia uno dei pochi centrocampisti completi della Serie A, un tuttocampista. Può fare la mezzala e il regista, può fare il trequartista e il mediano a due. Ha tecnica, ha inserimento, ha interdizione, costruisce il gioco e ha palla gol. Non ha qualità fisiche eccellenti ma ha intelligenza».

Immagine di copertina Getty Images.

Un pensiero riguardo “Cosa sa fare Stefano Sensi?

  1. Probabilmente l’unico acquisto sensato da parte della squadra, in quanto molto carente di tecnica in mezzo al campo. Bisogna capire come si ambienterà in una società di primo livello avendo giocato fino ad ora in squadre di medio piccole dimensioni. Se Conte vuole farlo diventare il Pirlo della juve la cosa potrebbe non essere così semplice per lui….

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