Inter-Juventus: la strada è quella giusta

Settimo minuto del primo tempo, corner respinto da Bonucci e palla alzata da Politano. Nainggolan colpisce al volo e trova un gol bello, bellissimo. Spalletti allarga le braccia, quasi un segnale di cosa sarebbe potuta essere la sua Inter con un Ninja a questi livelli per tutta la stagione. Inter-Juve è stata una bella partita, smorzata dalle costrizioni tattiche del nostro campionato grazie allo scudetto già festeggiato dai bianconeri e alla voglia dei nerazzurri di fare lo scalpo alla confermata regina della Serie A.

Momenti di forma

L’Inter arriva da un momento di calma, senza picchi, senza crolli. Dopo l’altalena di una stagione che va raccontata nella sua completezza—dentro e fuori dal campo—gli uomini di Spalletti si trovano davanti all’occasione perfetta per mettere un punto alla questione Champions. L’avversario è quello che non perde a San Siro dall’Inter di De Boer — unica luce del profondo buio post-Mancini — e che arriva da un periodo agrodolce, inasprito dalla prematura eliminazione europea e subito esaltato dall’ottavo scudetto consecutivo.

Inter e Juve sono dentro momenti diversi rispetto alla partita di andata. I nerazzurri erano nel mezzo del momento clou della stagione, Tottenham a Wembley, quindi Roma all’Olimpico ed infine Juve allo Stadium, e stavano iniziando a pagare l’ennesimo problema fisico di Nainggolan e la sterilità offensiva di Perisic. Gli uomini di Allegri erano invece reduci dalla vittoria ampia, brillante di Firenze. A distanza di poco più di quattro mesi, quella partita può esser presa come sintesi perfetta della stagione di entrambe, Juventus ed Inter. Picchi alti, molto alti per i nerazzurri, ma incapacità nel gestirli nel lungo, nell’affrontare il percorso in maniera completa, nel portare a casa quel che si era costruito. Una superiorità che diventa invece quasi sufficienza per la Juventus, forse troppo forte in Italia per reinventarsi e salire di livello anche in Europa.

L’Inter di Spalletti era riuscita a rendersi pericolosa con un Politano capace di mettere in difficoltà Cancelo, e con un Brozovic perfetto condottiero nel saltare la prima linea del pressing bianconero per aprire poi il campo per Joao Mario e Gagliardini alle spalle dei centrocampisti. Quella bella Inter era però poi caduta nella distrazione di Joao Mario (tardata chiusura su Cancelo, poi assistman per la testa di Mandzukic) e nella palla gol sprecata da Gagliardini. Bella sì, ma ancora incompleta rispetto a una Juve autoritaria, che sembrava aver bisogno di molto poco per poter dominare in Italia.

Il miglior primo tempo stagionale

Spalletti disattende ancora una volta le attese. Ci si aspetta Lautaro e invece riecco quell’Icardi che proprio contro i bianconeri si era presentato al grande calcio quando ancora vestiva la maglia blucerchiata. Rientra anche Brozovic, centro funzionale e primo uomo pensante della manovra nerazzurra. La sua sarà una partita magistrale con 93 passaggi completati (1° in campo, 31 in più rispetto a Pjanic, 1° tra i bianconeri), 25 dei quali realizzati nella trequarti avversaria. La Juve priva di Dybala, Mandzukic e Bentancur inizia la fase degli esperimenti schierandosi a tre con Emre Can accanto a Chiellini e Bonucci, le corsie laterali vengono invece affidate a Cancelo ed Alex Sandro.

In casa Inter ci si aspetta un Nainggolan più efficace di quello visto contro la Roma. Un giocatore spento, abulico, probabilmente ancora troppo coinvolto emozionalmente per far male alla sua città, alla sua gente. Il suo compito è quello di guidare l’arrembaggio dell’Inter, di dettare i tempi del pressing, sporcare il lavoro di Pjanic, e di rendersi pericoloso tra le linee bianconere.  Lo fa bene, benissimo. L’Inter parte alla grande, 15’ in cui c’è dentro tutto, linea difensiva alta, pressing portato in maniera uniforme e continua. Arriva il vantaggio ma non ci si ferma.

Il gol dell’1-0 firmato Nainggolan.

Una ripartenza guidata da Vecino porta alla seconda grande occasione della partita, con il sinistro di Icardi salvato da un reattivo Szcezny. Sugli sviluppi del corner ancora l’Inter che si rende pericolosa con De Vrij che salta più in alto di tutti ma non riesce a dar forza al suo colpo di testa.

Risorsa 1
Ripartenza Inter con Icardi che sfrutta il ritardo in copertura di Cancelo per farsi servire in profondità da Vecino

La pressione interista costringe Allegri a rivedere le posizioni in campo: la Juve cambia, passa ad un 442 con Emre Can che si alza vicino a Pjanic e Matuidi che scivola sulla corsia mancina. Il cambio di modulo contribuisce a smorzare la pressione di un’Inter che però continua a mantenere il pallino del gioco. Bernardeschi avrebbe il compito di infastidire Brozovic in fase di impostazione, ma i tempi del pressing bianconero sono ancora sfasati, permettendo una facile uscita del pallone agli uomini di Spalletti. Prima della fine del primo tempo c’è ancora tempo per un Perisic pericoloso da fuori area e per il clamoroso salvataggio a “ginocchioni” di Matuidi, tempestivo e coraggioso nel salvare su un Icardi che si era trovato a concludere a pochi passi dalla porta bianconera.

Come nella partita di andata, la Juve fatica sugli esterni. Se dalla parte di Politano, Alex Sandro paga la pericolosità dei rientri sul sinistro dell’esterno nerazzurro, dall’altra Spalletti ha preparato il mismatch fisico Perisic-Cancelo, trasformandolo nell’alternativa principale alla costruzione dal basso (saranno 4 su 4 i duelli aerei offensivi vinti dal croato a fine partita). Proprio il croato è il giocatore che più sorprende in questa Inter-Juve. Attacca meno il fondo e cerca con maggior continuità il centro del campo, soprattutto di destro nel primo tempo – riuscendo a sorprendere un Cancelo spesso mal orientato con il corpo—anche di sinistro nel secondo, dove una sua conclusione dai 30 metri fa gridare al gol.

pERISIC INTER JUVE

Il ruggito di Ronaldo

I secondi 45’ sono però diversi. Un paio di sbracciate di Ronaldo sono il primo segnale di come il portoghese abbia voglia di trascinare i suoi fuori da un risultato inaccettabile per un uomo a caccia del 600° gol in carriera nei club. È proprio sull’asse portoghese Cancelo-Ronaldo che arriva la prima grande palla gol bianconera. Traversone basso dell’ex terzino nerazzurro e colpo a botta sicura di CR7 smorzato soltanto da una provvidenziale opposizione di De Vrij. È soltanto il preludio al gol del pareggio. Ronaldo scambia con Pjanic al limite dell’area di rigore, Brozovic anzichè temporeggiare esce alto sul portoghese, Vecino rimane troppo a lungo sul bosniaco e Ronaldo si ritrova un pallone perfetto per riportare il match sull’1 a 1.

Qui ci si aspetta la reazione che era mancata nella partita di andata. Le energie non sono quelle dei primi 15’ ma lo spirito sì. L’Inter ha ancora la forza per una nitida palla-gol, nasce da un altro spunto di Perisic che trova Icardi, attento e lesto nel servire nuovamente il croato che non riesce però a concludere in maniera pulita verso la porta, con il pallone che finisce alto sopra la traversa. Da quel momento la Juve assume il controllo della partita, cresce, sente che l’Inter ha passato il suo momento di maggior pressione e attende. Gli uomini di Allegri creano diversi presupposti per segnare il secondo gol, si fanno trovare meglio alle spalle del centrocampo nerazzurro, ora troppo sfilacciato.

Ronaldo goal
L’anticipo di Brozovic su Ronaldo apre il fianco per l’uno-due con Pjanic su cui Vecino tarda a scalare.

Negli ultimi 15′ i bianconeri vanno vicini ad una vittoria che, considerate le occasioni nerazzurre del primo tempo, avrebbe eccessivamente punito il poco cinismo dei nerazzurri. Spalletti riaggiusta la sua Inter inserendo Borja Valero e Joao Mario per gli esausti Nainggolan e Politano e lanciando Lautaro al posto di Icardi. I 9 minuti del Toro bastano per dimostrare nuovamente la personalità dell’ex Racing. Prima usa una finta di corpo per far partire un sinistro che sfiora il palo. Poi mostra tutte le caratteristiche proprie del suo soprannome recupero palla nei pressi dell’area e mettendo in mezzo un cross pericoloso, non raccolto di un Joao Mario che non aveva creduto abbastanza nella buona riuscita del pressing del compagno.

Più vicini o più lontani al traguardo Champions?

L’Inter esce così con un altro punto dal terzo big match giocato a San Siro nell’ultimo mese. Dopo lo 0-0 con l’Atalanta e l’1-1 contro la Roma, anche il pareggio con la Juve lascia a metà tra consapevolezza e rimpianto. In tutte e tre le partite l’Inter ha avuto le occasioni e la voglia per far qualcosa di più, per portare a casa i tre punti. Se consideriamo anche la sconfitta interna con la Lazio, l’Inter ha realizzato soltanto 2 gol a fronte di 6.19 xG (expected goals) negli ultimi 4 match casalinghi. Il posto Champions sembra sempre un po’ più sicuro ma la certezza è ancora lontana. Il sorriso soltanto parziale di Spalletti è quello che ci si aspetta da un allenatore che vuole guidare l’Inter verso la pienezza dei suoi meriti. È consapevole di aver fatto il massimo per sfruttarne le capacità ma sa anche che gli eventi della stagione hanno portato a lasciato più di qualcosa per strada.

Inter-Juve ha detto molto dell’abilità di Spalletti di guidare un treno in cui tutte le carrozze sono ben allineate. Perisic è rientrato con la testa giusta dalle polemiche e dalla discontinuità degli ultimi mesi. È stato il migliore in campo per tackles vinti (3 su 3), e per dribbling riusciti (3 su 3), tornando a mostrare al mondo nerazzurro come possa ancora rappresentare un esempio unico di esterno offensivo capace di incidere in entrambe le fasi. Oltre alle vampate offensive, del Perisic di ieri vanno sottolineati i due fondamentali recuperi: su Cuadrado prima, costringendolo ad un tiro smorzato dentro l’area interista, e su un pericoloso traversone poi, con il croato addirittura capace di servire Handanovic con un doppio magistrale palleggio degno del miglior Foquinha.

Lo stesso Asamoah sta chiudendo la stagione nel migliore dei modi e i principi lanciati dal tecnico di Certaldo all’inizio della sua avventura nerazzurra sono sempre più chiari. C’è da chiedersi ora se quello che manca possa essere trovato all’interno di questa rosa, se ci sono ancora i margini per avvicinare la Juventus o se le nuove qualità debbano essere cercate altrove. Ci sono ancora quattro partite per mettersi alle spalle un’altra stagione di transizione che si spera non vada buttata nel nome di un’ennesima rivoluzione che non farebbe altro che rimettere in discussione quelle certezze faticosamente costruite in queste ultimi due campionati. Dodici punti a disposizione, con nove si va in Champions League. L’Inter di ieri sera ha tutto per poterli mettere in saccoccia.

Dati Stats Zone e Wyscout
Immagine di copertina Getty Images

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