Chelsea-Inter 0-1: Follia o Genialità?

Questo è pazzo!

La frase viaggia alla velocità della luce tra i miei neuroni e, prima che me ne accorga, viene scandita dalle mie corde vocali.

Questo è pazzo davvero, li ha messi tutti insieme.

D’altro canto ne ho ben donde: due gol subiti in Inghilterra nel 2008 e successiva eliminazione, bruciante, forse anche immeritata.

Altri due gol in Inghilterra nel 2009 e altra eliminazione, stavolta più meritata, nonostante due pali colpiti in momenti in cui si potevano tagliare le gambe ai diavoli rossi.

Niente da fare. Nonostante questi precedenti, nonostante i tre gol incassati a Catania venerdì sera, il portoghese in panchina si presenta con tre attaccanti e un trequartista, Eto’o Milito Pandev Sneijder tutti insieme, equilibri ritoccati prima di una gara così delicata, un centrocampista in meno e difesa a dover lottare contro quel mostro di Didier.

Che giocatore Didier Drogba, un attaccante completo, tecnico e potente. E fortissimo.

Mourinho è pazzo. Anche perché contro ha Carlo Ancelotti, che alla guida del suo nuovo (e allo stesso tempo vecchio) Chelsea sta conquistando la Premier League.

Carletto che di quelle coppe ne ha vinte già due, che sa leggere le gare come pochi e che ne sa una più del diavolo.

Poi inizia il match e sorge subito un dubbio: si tratta di pazzia o di genialità? Impressionante quanto le due cose spesso coincidano.

Squadra cortissima che gioca in 25-30 metri, distanze tra i reparti mantenute come se si giocasse così da sempre, Lucio che venerdì non riusciva a star dietro l’attaccante del Catania riesce a tener botta contro Didier. E poi c’è Walter. E credetemi se vi dico che nessun attaccante potrà avere mai vita facile con Walter.

Un fotogramma descrive alla perfezione tutto quello che il terreno di gioco: al centro c’è il portoghese come un generale, ai suoi fianchi i suoi fidati consiglieri Esteban Cambiasso e Javier Zanetti che con saggezza gli spiegano come limare i dettagli. Quei dettagli con cui si vince in Europa.

mourinho

Il principe Milito lotta, Goran Pandev corre.

Wesley, nel suo nuovo ruolo di centrale dei tre dietro la punta, disegna un calcio delizioso e sublime, coniugando poesia e aritmetica.

A destra Maicon sembra la locomotiva di Guccini, ruggendo si lascia indietro distanze che sembrano infinite, con dentro un potere tremendo e la stessa forza della dinamite.

Stamford Bridge accusa il colpo; ci si aspettava una partita con Julio Cesar protagonista assoluto, ne sta venendo fuori una partita in cui Julio Cesar non vede mai il pallone. Passano i minuti e cresce anche la consapevolezza di potersi qualificare, di poter fare l’impresa.

Questo non è pazzo, questo è un genio.

Mancherebbe solo l’acuto, la ciliegina sulla torta, e arriva.

L’olandese volante pennella una palla con il piede debole che da sola merita il prezzo del biglietto, nemmeno avesse avuto un compasso al posto dello scarpino sinistro. Lo stop di Eto’o è magnetico, il pallone resta agganciato all’esterno destro del camerunense prima di essere lanciato all’interno della porta, con uno spicchio di curva che, letteralmente, esplode.

I fantasmi degli ultimi anni vanno in soffitta e non torneranno più.

Gli occhi mostrano delle consapevolezze mai avute prima.

Adesso ne siamo coscienti tutti ragazzi.

Con questo 4-2-3-1 innovativo siamo belli, cattivi e ruggenti.

Il momento è giunto.

Ora non ci si può più tirare indietro.

Ora andiamo a scrivere la storia!

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