Le opinioni di redazione sull’utilizzo della Var

Quanto accaduto nell’ultimo match contro la Fiorentina è l’ennesimo caso che pone una problematica su tutte: la discrezionalità del regolamento e la sua relativa interpretazione. Piccolo off-topic: la lingua italiana, a differenza delle altre lingue, è grammaticalmente complessa; motivo per cui in Unione Europea, per ridurre l’ambito di interpretabilità di una norma, nella produzione legislativa vengono preferite l’inglese ed il francese. A tale proposito, riporto quanto recitato ne “Il Regolamento del Giuoco del Calcio”, fonte primaria di riferimento:

Fallo di mano da rigore

Escludendo i fattori ambientali che abbiano potuto innescare un bias all’interno dello schema decisionale del Signor Abisso, la normativa sopra proposta risulta chiara riguardo ad una eventuale traiettoria del pallone con rimbalzo dal petto verso il braccio sinistro di D’Ambrosio nel tanto discusso episodio di questi giorni, seppur le immagini confermino chiaramente il solo tocco del petto.

Immagine rigore 2

La trasparenza sembra rappresentare il problema principale da affrontare verso lo spettatore, soprattutto verso coloro i quali sono emotivamente coinvolti. Il tanto decantato “protocollo VAR” va definito in favore di una minore responsabilità interpretativa ed una maggiore definizione della normativa riguardante eventi regolamentari e disciplinari. Un buon passo in favore della trasparenza lo ha mosso l’UEFA.

La pubblicazione sul proprio sito e via canali social del commento alle revisioni del VAR del recente turno degli ottavi di finale di Champions League (il link fa riferimento alla partita Schalke – Manchester City) ha rappresentato un enorme grande passo, che consentirebbe un presupposto importante per un confronto tecnico di crescita per tutte le parti coinvolte.

Fonti:

IL REGOLAMENTO DEL GIUOCO DEL CALCIO, Sito web Luca Marelli.

Michele di Martino


Siamo tutti d’accordo che nel calcio (come del resto nella vita) esistono delle situazioni oggettive e delle situazioni soggettive.

Il Var è uno strumento molto utile per la correzione delle situazioni oggettive, come per esempio il fuorigioco, e deve essere visto dal direttore di gara come un supporto all’arbitraggio e non come quel compagno di classe saccente che corregge tutti i tuoi errori.Siccome per regolamento l’ultima opinione spetta sempre all’arbitro, quando si tratta di una situazione soggettiva l’opinione della giacchetta nera può anche essere non condivisa ma va accettata; ma come bisogna comportarsi quando invece viene ribaltata una delle letture “oggettive”, così come successo domenica sera?

È giusto che si lasci a una persona fisica il diritto di non applicare l’oggettività di una vicenda oppure bisogna dare alla moviola il potere di imporre una decisione quando l’episodio è limpido e lampante? Questo è il dilemma su cui riflettere per far crescere l’intero movimento calcistico.

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