Inter-Napoli: la qualità paga

Inter e Napoli hanno dato vita a una gara intensa e ben giocata da entrambe le formazioni.

Negli ultimi tre incontri di Serie A tra Inter e Napoli era stato messo a segno un solo gol (quello di Callejon, grazie al quale i partenopei avevano sbancato San Siro il 30 Aprile 2017). Nella scorsa stagione, invece, entrambe le sfide di andata e ritorno erano terminate a reti bianche.
In generale, ultimamente, le due formazioni avevano dato vita a delle partite piuttosto equilibrate e bloccate tatticamente, in cui nessuna delle due aveva prevalso nettamente sull’altra.

Dopo il pareggio della Juventus con l’Atalanta, il Napoli aveva un unico risultato se voleva accorciare il terreno di distanza con i bianconeri. L’Inter, dall’altra parte, veniva da un periodo piuttosto buio in cui l’uscita dai gironi di Champions per mano del Psv, il gol di Pellissier al 90esimo e la grana Nainggolan avevano creato qualche malumore nell’ambiente nerazzurro. Se non per esigenze di classifica, gli uomini di Spalletti dovevano affrontare il Napoli con una prestazione di livello almeno per scacciare le nubi minacciose della ennesima crisi invernale

Le scelte dei tecnici

La novità di formazione più importante è arrivata da Ancelotti che ha schierato Callejon nell’inedito ruolo di terzino destro. Il resto della difesa era composta da Koulibaly e Albiol con Mario Rui a sinistra. A centrocampo agivano Zielinski, Hamsik, Allan e Fabian Ruiz mentre davanti il tecnico ha confermato la coppia Insigne-Milik. Il 4-3-3 di Spalletti, dall’altra parte, era interpretato da D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah in difesa, Valero-Brozovic-Joao Mario in mediana e al, fianco di Icardi, Perisic e Politano erano gli esterni. La scelta di schierare Callejon in quel ruolo può essere letta come una intenzione, del tecnico, di costringere Perisic ad abbassarsi per seguire le discese in fascia dello spagnolo. Più in generale, lo scopo era quello di allargare le distanze tra i giocatori interisti e, dato anche l’impiego di Mario Rui sull’altra fascia che garantiva costantemente l’ampiezza, liberare, così, i mezzi spazi per gli inserimenti dei centrocampisti.

Interessante, dal punto di vista tattico, era la disposizione degli uomini di Ancelotti in fase di possesso, in particolare le posizioni di Fabian Ruiz e Zielinski erano molto fluide con lo spagnolo che spesso si affiancava a Insigne e costituiva la coppia di trequartisti alle spalle di Milik mentre il numero 20 azzurro si posizionava al fianco sinistro di Hamsik e forniva un appoggio in fase di costruzione traformando il nominale 4-4-2 in una sorta di 3-4-2-1 (o 2-3-4-1 quando entrambi i terzini rimanevano alti e larghi).

Il Napoli in fase di possesso si posiziona con entrambi i terzini a garantire l’ampiezza, Fabian Ruiz che si affianca a Insigne e costruisce la coppia di trequartisti dietro a Milik e il trio di centrocampo rappresentato da Zielinski-Hamsik-Allan.

Complici soprattutto le difficoltà dei nerazzurri nel difendere gli spazi ai fianchi di Brozovic e nelle situazioni in cui il terzino si mantiene alto e largo mentre l’uomo di fascia più avanzato si accentra (vedasi sfide contro Roma e Atalanta) il piano effettivamente avrebbe potuto funzionare. In realtà, però, le aspettative di Ancelotti sono rimaste disilluse in gran parte a causa della qualità del pressing che i nerazzurri hanno mantenuto
soprattutto per l’arco del primo tempo.

Con quelle scelte in mediana, invece, Spalletti voleva provare a imporre al Napoli il proprio gioco, correndo anche il rischio che il centrocampo napoletano avrebbe potuto dominare i ritmi della partita con la sua dinamicità.

Questione di pressing

Il pattern che l’Inter ha seguito in fase di non possesso prevedeva che una mezz’ala (solitamente Borja Valero) si alzasse su Hamsik, una delle due ali si orientasse sul centrale, la mezz’ala libera scivolasse su Mario Rui e Brozovic rimanesse a copertura su Zielinski.

La pressione dell’Inter costringe Meret al rinvio lungo ma i nerazzurri sono ben posizionati, secondo le istruzioni del tecnico.

Questi meccanismi di pressione sono quasi sempre stati effettuati con i giusti modi e tempi, anche con l’aiuto della linea difensiva nerazzurra che accorciava le distanze col centrocampo e raramente ha concesso spazio tra le linee.

Se a questo si aggiunge la prestazione di Callejon che, nel ruolo di terzino, è apparso piuttosto in difficoltà nelle uscite col pallone, il quadro risulta completo.

I problemi di Callejon in fase di uscita sono evidenti.

Nella prima frazione le difficoltà del Napoli non sono diminuite neanche dopo l’uscita di Hamsik al 20esimo. L’infortunio del capitano slovacco, infatti, ha spinto Ancelotti all’impiego di Maksimovic come terzo centrale di destra. Di conseguenza, Callejon si è alzato al livello del reparto di centrocampo mentre Mario Rui ha ricoperto un ruolo ibrido tra terzino e esterno alto sinistro. Nonostante gli ospiti fossero forti di un uomo in più in costruzione, il Napoli non è comunque riuscito a consolidare il possesso. Maksimovic però, data una diversa fisicità rispetto a Callejon, è sembrato più a suo agio nel limitare la zona di azione di Perisic, che ha perso 5 palloni (record negativo tra i nerazzurri) e compiuto un solo dribbling.

Il Napoli, di conseguenza, ha avuto molti problemi a risalire il campo con la manovra palleggiata, tratto distintivo degli uomini di Ancelotti. Per disinnescare la pressione avversaria, quindi, si affidava ai lanci lunghi per Milik. Un dato utile a evidenziare quanto l’Inter sia riuscita nell’intento di snaturare la manovra napoletana in fase di possesso è riferito al numero di lanci lunghi indirizzati nell’ultimo terzo di campo compiuto da entrambe le squadre: l’Inter ne ha effettuati 11, il Napoli 19.

Dall’altro lato, i nerazzurri sono spesso riusciti ad uscire palla al piede complici anche le difficoltà del Napoli che, soprattutto nella fascia di costruzione nerazzurra, quella destra, non è riuscito a portare il giusto pressing.

Quando l’Inter manovrava da dietro, almeno inizialmente, le due punte avversarie si orientavano a specchio sui due centrali e Hamsik usciva in marcatura verso Brozovic. A questo punto: Zielinski aveva qualche problema con le scalate in avanti perché si trovava spesso in mezzo tra Joao Mario e D’Ambrosio, Politano si abbassava per dare appoggio alla manovra, portando fuori posizione Mario Rui, che ne seguiva costantemente le tracce, e l’Inter riusciva a ribaltare l’azione sull’altro lato dove Borja Valero cercava spesso di inserirsi alle spalle di Allan e Fabian Ruiz mentre nel frattempo si creava l’opportunità per l’uno contro uno tra Perisic e Callejon.
Considerate queste difficoltà, dopo l’uscita di Hamsik, i meccanismi di pressing partenopeo sono leggermente migliorati perché Fabian Ruiz, più a suo agio nel negare linee di passaggio avversarie, si orientava verso D’Ambrosio ma allo stesso modo i nerazzurri trovavano spesso liberi uno dei due centrali (De Vrij più di Skriniar) visto che, ora, uno tra Milik e Insigne si dedicava alla marcatura su Brozovic.

Se in difficoltà, poi, i nerazzurri sapevano che potevano affidarsi ai piedi di Handanovic che ha concluso la partita con 37 passaggi, di cui solo 9 lunghi, e una precisione del 92%. Tanto per un confronto: dall’altro lato, Meret ne ha effettuati 24 (17 lunghi) con una conseguente minore precisione (54.2%). In questo contesto di gioco, quindi, anche il coinvolgimento del portiere nella manovra può giocare un ruolo fondamentale nel saltare le linee di pressione avversaria.

Il predominio azzurro della ripresa e le contromosse di Spalletti

Nella seconda frazione, il ritmo dei partenopei si è alzato e, complice anche un calo fisico del centrocampo nerazzurro, sono riusciti ad imporre maggiormente e con continuità il proprio gioco. Se nella prima parte di gara il baricentro medio dei partenopei si era assestato attorno ai 44.15 metri, nella seconda questo indicatore è salito fino a 51.18. Dall’altra parte, i padroni di casa hanno subito un lieve calo rispetto ai 56.4 metri e si sono assestati attorno ai 55 del secondo tempo. Nonostante nella seconda parte di gara il possesso palla fosse salito fino al 57% (rispetto al 44% del primo tempo) i partenopei non sono riusciti a tradurre questo dominio territoriale in grosse occasioni da gol: fino all’occasione di Zielinski all’86°, sulla quale si è immolato un salvifico Asamoah e che è valsa 0.5 expected goals, il Napoli aveva creato solo 0.26xG. La conclusioni nerazzurre, invece, hanno prodotto 1.07xg, anche se il 55% di questi sono da attribuire al tocco di Icardi salvato sulla linea da Koulibaly prima dell’intervallo.

Nel momento in cui la mediana nerazzurra sembrava più in affanno e aveva lasciato campo alle avanzate avversarie, Spalletti ha prima sostituito Borja Valero con Vecino, allo scopo di contrastare la dinamicità del centrocampo partenopeo, poi ha inserito Keita per Perisic. L’uruguaiano, dal momento del suo ingresso, ha vinto tre duelli aerei, più di chiunque altro giocatore della gara. Il senegalese, invece, con le sue discese ha tenuto impegnato Maksimovic e donato nuova linfa alla fascia sinistra nerazzurra.

Dall’altra parte, Ancelotti ha preferito sostituire Mertens con Milik per togliere i riferimenti ai centrali nerazzurri.
La partita, però, ha subito un cambio d’inerzia quando Koulibaly si è fatto espellere al minuto 80 e a quel punto l’Inter, con un uomo in più, ha spinto ulteriormente sull’acceleratore con l’ingresso di Lautaro Martinez.

La scelta del tecnico di Certaldo si è rivelata decisiva dato che l’argentino ha messo a segno il gol che ha deciso le sorti del match, in un concitato finale in cui il Napoli è finito anche in 9 uomini dopo l’espulsione di Insigne.

Il gol del Toro.

Considerazioni finali

La rete del numero 10 nerazzurro ha deciso una gara dal ritmo intenso, quasi inusuale per i canoni del campionato italiano, decisa dagli episodi.
Il Napoli può recriminare per la grossa occasione avuta da Zielinski pochi minuti prima del vantaggio nerazzurro che avrebbe potuto invertire le sorti del match. Oltre a questo, però, i partenopei hanno dimostrato delle difficoltà nella gestione del ritmo avversario, già emerse in alcune sfide di Champions, ad esempio nel ritorno contro il Liverpool.

L’Inter, dall’altra parte, ha preparato la gara in maniera quasi perfetta riuscendo a limitare la pericolosità avversaria e sfoderando una prestazione superlativa soprattutto sotto l’aspetto qualitativo della manovra. I nerazzurri, quindi, alternando fasi di gioco verticale ad altre più improntate al controllo del pallone e ai ritmi della partita, sono riusciti a conquistare una meritata vittoria.

I dati presenti in questo articolo sono tratti da Understat, Whoscored e Lega Serie A Tim.

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