Juventus-Inter, tanti rimpianti

La partita dello Stadium nella passata stagione era stata quella che, prima di tutte le altre, aveva dato un sentore di qualcosa di nuovo, di una solidità ritrovata. Uno 0-0 strappato a denti stretti in linea con la prima Inter della passata stagione, cinica, forse brutta, ma dura da vincere. La partita di ieri sera allo Stadium ha detto qualcosa in più. L’Inter è tornata ad avere il coraggio di fare la partita anche di fronte ad una squadra che sta uccidendo il campionato italiano.

Cos’ha detto la partita

Spalletti disattende le formazioni della vigilia, rilancia Gagliardini e Vrsaljko, preferisce Miranda a De Vrij e conferma il suo tridente d’attacco. L’Inter senza Nainggolan sfila dal 4-2-3-1 e si schiera con un 4-3-3 più adatto alle caratteristiche di Joao Mario e Gagliardini. È una Juventus diversa dal solito, sembra avere meno necessità ed intenzione di controllare la partita con forza e si adegua alla guida dell’Inter dei primi minuti di gioco. Appare sin da subito chiaro come l’esito della partita dipenderà in gran parte dai duelli sulle corsie laterali e proprio sugli esterni l’Inter sa rendersi ripetutamente pericolosa nei primi 45′. Prima un lancio di Asamoah trova Perisic alle spalle di De Sciglio con il croato bravo a cercare un Icardi anticipato da uno strepitoso Chiellini, poi un’apertura di Miranda serve sulla corsia di destra Politano che, ancora una volta alle spalle del terzino, entra dentro il campo e trova in Icardi – favoloso nell’attirare su di sè entrambi i centrali bianconeri – la sponda perfetta per favore l’inserimento di Gagliardini, bravo a gettarsi nello spazio ma impreciso nel concludere verso la porta.

L’Inter capisce di poter attaccare con pericolosità i laterali bassi bianconeri ed insiste su questa linea anche nei minuti seguenti il palo di Gagliardini. È ancora Politano a puntare Matuidi e a mettere un pallone in mezzo sul quale Perisic ed Icardi si ostacolano a vicenda non riuscendo a calciare con qualità verso la porta. Sono degli scossoni che gelano lo Stadium ma che sembrano risvegliare l’orgoglio juventino. La manovra bianconera non riesce tuttavia a creare grossi grattacapi alla difesa nerazzurra nella prima frazione di gioco con i maggiori tentativi verso la porta nati da traversoni su cui i centrali dell’Inter, supportati da un sempre attento Brozovic, sembrano avere costantemente il controllo.

Il primo tempo termina con una Juventus nuovamente padrona del gioco ma con un’Inter in controllo. Le due linee strette di difesa e centrocampo non permettono a Dybala di raccogliere palla con semplicità, impedendogli di svolgere al meglio il suo ruolo di regista offensivo. Lo stesso Ronaldo è costretto a ricevere palla quasi esclusivamente largo e lontano dalla porta, pagando il più delle volte la presenza costante di uno Skriniar attento e quasi mai in difficoltà. È una partita che sorprende per la personalità dell’Inter e per le difficoltà della Juve nell’uscita di palla, evidentemente meno qualitativa rispetto alle ultime partite. Lo Stadium è però un luogo di conquista soltanto per coloro che sanno saccheggiare con astuzia, che sanno colpire nel momento opportuno e stringere i denti quando c’è da soffrire.

Minuto 47 ancora sulla corsia di destra, ancora Politano protagonista, nè lui nè Icardi trovano spazio e tempo per concludere verso Szczesny. È la seconda grande occasione sprecata dai nerazzurri e quella che sembra svegliare definitivamente la Juve di Allegri. Spalletti si gioca la carta Borja Valero con l’idea di migliorare la qualità dell’ultimo passaggio ed aggiungere densità in mezzo al campo. La Juventus è però ora più attenta, controlla meglio le uscite laterali anche grazie alla minor pericolosità di Joao Mario rispetto a Politano, e attacca con continuità sulla corsia mancina. Non è un caso se il gol nasce e si sviluppa sulla fascia protagonista della serata.

Joao Mario 1

Dopo venti minuti da terzino destro, Cancelo ha sulla corsia mancina la possibilità di attaccare con miglior efficacia un lato dove Politano prima, e Joao Mario poi, dimostrano maggior difficoltà di copertura rispetto ad un Perisic in ripresa rispetto alle prestazioni opache dell’ultimo mese. Nasce proprio da una disattenzione di Joao Mario l’azione del gol bianconero. Palla ferma, il portoghese si perde la salita di Cancelo e lo lascia stazionare alto alle spalle di Vrsaljko, il croato non può far altro che accompagnarlo verso il fondo dove un cross perfetto a tagliare sul secondo palo va a cercare quel Mandzukic ancora una volta perfetto nell’attaccare l’anello debole, e a vincere di potenza e astuzia il duello aereo con Asamoah.

Nel gol che ha deciso il match, la superiorità fisica di Mandzukic nei confronti di Asamoah è stata determinante.

I minuti seguenti al gol sono i più difficili, l’Inter non riesce più a stare dentro la partita con la stessa lucidità e dà una sensazione comune di aver perso l’occasione per far suo il match. Lo stesso grafico relativo agli Expected Goals generati mostra come ci sia stata una netta prevalenza della Juventus a partire dal gol di Mandzukic.
Spalletti cerca di dare la scossa inserendo Keita e Lautaro Martinez ma gli ultimi tentativi sono confusi, poco puliti. La Juve è maestra nel chiudersi a riccio in area di rigore e i pur positivi tentativi di Keita vengono limitati dai continui raddoppi della difesa bianconera.

Juve Inter xg
Il trend della partita in base agli Expected Goals delle due squadre

Cosa salvare

Per la prima volta in stagione la Juventus non è la squadra a lasciare il campo con il maggior numero di passaggi completati. Napoli, United, Valencia, nessuna era riuscita a prevalere nel controllo del gioco sui bianconeri prima di ieri, ed ancor meno a farlo con qualità. L’Inter ha infatti concluso il match dello Stadium con una maggior precisione anche in fase di uscita di palla – 86% contro l’82% dei bianconeri – oltre che con una sensazione di sicurezza venuta meno soltanto nell’occasione del gol di Mandzukic.
Skriniar e Brozovic sembrano ormai certezze che prescindono da avversario o stato di forma.

Il croato è stato il giocatore in campo col maggior numero di palloni toccati – 98 – oltre che l’uomo fondamentale nell’attutire gli inserimenti delle mezzali bianconere sui numerosi traversoni messi all’altezza del dischetto. Allo stesso modo Skriniar esce dallo Stadium ancor più forte di come ci era entrato. Si è concesso un solo errore, una puntata dai tempi sbagliati nel primo tempo. Da lì in poi esemplare. Ha costretto Ronaldo alla sua peggiore prestazione da quando alla Juventus. Era da Parma-Juventus che il portoghese non andava a secco sia per gol che per assist.

In generale è stata un’Inter attenta, unita. Se è vero che la partita di ieri ha mostrato dei limiti innegabili, è anche vero che ha dato risalto ad una capacità di gestire la partita in maniera esemplare dal punto di vista del piano tattico, dando più di una volta l’impressione di aver colto la Juventus impreparata, quasi sorpresa dalle continue palle fatte passare alle spalle di mezzali e terzini bianconeri.

Cosa lasciare allo Stadium

La mancata reazione al gol di Mandzukic è un forte segnale di come l’Inter manchi ancora di completa autostima. Una partita giocata alla pari contro una Juventus tecnicamente e tatticamente superiore al Tottenham, uscito vincente dal match di Wembley, non può trovare fine in un gol a venticinque minuti dalla conclusione. È un limite frequentemente sottolineato da Spalletti, quello spegnimento mentale che costa 10′, 15′ e che rischia di vanificare il precedente lavoro di attenzione e dedizione.

L’Inter è sembrata pagare una rosa qualitativamente inferiore ai bianconeri. In vista del match decisivo di Champions con il PSV, Spalletti ha preferito ripescare giocatori fuori dalla lista UEFA dovendo tuttavia rinunciare a qualcosa in fase di rifinitura. Lo stesso Politano, protagonista positivo della partita, non ha ancora sviluppato quelle caratteristiche sotto porta che distinguono il parco attaccanti bianconero, ormai maestro a capitalizzare al massimo ogni singola occasione creata.

Tra i diversi spunti positivi del match di ieri sale la forte impressione che il gap definito dal risultato finale non sia colmabile nel breve tempo ma sia figlio di un percorso, di crescita e di arricchimento della rosa che potrà portare l’Inter sui livelli della Juventus solamente nelle prossime stagioni.

L’Inter esce con soltanto un punto dal ciclo tremendo delle tre trasferte che, se aggiunte a quella di Bergamo, fanno un solo punto nelle ultime 4 partite giocate lontane da San Siro. Di positivo c’è che tra le tre sconfitte quella di ieri può essere considerata come la più dolce. Perché giocata da squadra alla pari con una Juventus da record (14 vittorie e 1 pareggio nelle prime 15 è record nei top campionati europei) e perché in crescita rispetto alle trasferte di Londra – solida difensivamente ma fondamentalmente deficitaria in fase di possesso – e Roma – positiva da metà campo in su ma troppo aperta alle ripartenze dei giallorossi – partite in cui l’Inter non aveva dimostrato, per un motivo o per l’altro, una a maturità pari a quella esibita allo Stadium.

Martedì c’è la partita più importante della stagione, quella che può dare tanto in termini di consapevolezza e di bilancio, che può riportare l’Inter nelle prime 16 squadre d’Europa. Sta a Spalletti, ora, prendere ciò che di buono l’Inter ha mostrato ieri sera a Torino ed utilizzarlo per sopperire a quelle lacune tecniche e mentali che, verosimilmente, caratterizzeranno la sua Inter fino alla fine di questa stagione.

Dati Understat, immagini della partita Wyscout.

 

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