Roma-Inter: un pareggio giusto

La partita dell’Olimpico offriva a Roma e Inter le possibilità di riscatto dalle sfortunate campagne europee. I giallorossi erano stati sconfitti a domicilio dal Real con un secco 2 a 0 ma avevano comunque conquistato la qualificazione agli ottavi grazie alla vittoria del Viktoria Plzen a Mosca. I nerazzurri, dall’altra parte, dovevano dimostrare di essersi ripresi dopo la trasferta di Londra in cui il gol di Eriksen ha complicato i piani di qualificazione e ha posticipato il verdetto all’ultima partita del girone.

Le scelte di Spalletti e Di Francesco

La Roma si presentava a questa sfida con defezioni importanti, in particolare Di Francesco non poteva contare sugli infortunati Dzeko, Fazio, De Rossi, Pellegrini e El Shaarawy.
L’Inter invece, eccezion fatta per Nainggolan, Dalbert e un rientrante Vrsaljko ha potuto contare sulla rosa al completo.
Le scelte dei tecnici sono state, quindi, in parte condizionate dagli uomini a disposizione. Spalletti ha optato per un 4-3-3 e per un centrocampo molto tecnico con Borja Valero e Joao Mario ad agire ai lati di Brozovic mentre il tridente offensivo era composto da Perisic, Keita e Icardi. Fuori a sorpresa Politano che ha potuto rifiatare, dopo molte partite in cui era partito da titolare.
I padroni di casa, invece, rispondevano con un 4-2-3-1 in cui Manolas e Juan Jesus costituivano la coppia di centrali mentre Kolarov e Santon quella dei terzini. Davanti alla difesa Cristante e Nzonzi componevano il duo di centrocampo mentre alle spalle di Schick agivano Florenzi, Zaniolo e Under.
Da una parte quindi l’Inter optava per un modulo e una composizione del centrocampo che favoriva naturalmente le connessioni e la creazione di triangoli con il chiaro intento di controllare il possesso. Dall’altra il piano-partita di Di Francesco consisteva nello sfruttamento, in particolare, delle ripartenze con due esterni molto veloci, nella conquista delle seconde palle grazie ai centimentri di Nzonzi e nelle doti di inserimento dei vari Cristante e Zaniolo.

Sviluppo della gara

Quando i giallorossi erano in fase di non possesso si schieravano con un 4-4-2 (o 4-4-1-1) in cui Schick, Zaniolo e l’ala del lato in cui si svolgeva la manovra portavano pressing al possesso nerazzurro. In particolare, gli uomini di Di Francesco erano molto attenti a negare a Skriniar la possibilità di effettuare i passaggi taglia-linee (nei quali è specializzato) costringendolo ad impostare soprattutto con il suo piede debole.
Tuttavia il pressing romanista non è avvenuto sempre con i giusti modi e tempi: nel seguente video possiamo vedere come i nerazzurri manovrando palla a terra siano riusciti a saltare una linea di pressione di ben cinque uomini avversari e a creare i presupposti per un attacco in campo aperto.

La Roma risaliva il campo con una manovra più diretta e verticale di quella nerazzurra saltando spesso e volentieri la fase di costruzione bassa. Tanto per citare alcuni dati che avvalorano questa lettura possiamo notare che Olsen ha effettuato il 52% di passaggi lunghi mentre Handanovic si ferma al 25%. La coppia Skriniar-De Vrij, inoltre, ha compiuto complessivamente 114 passaggi a corto raggio rispetto ai 78 di Manolas-Juan Jesus.
Come conseguenza, nel primo tempo, il possesso palla è stato appannaggio dei nerazzurri per il 58%, sceso poi al 52 nella seconda frazione.
Nelle poche occasioni in cui i giallorossi hanno costruito dalla difesa, il pressing nerazzurro, che avveniva con le due mezz’ali, Icardi e uno tra Keita e Perisic, ha costretto la Roma a perdere molti palloni.
Quando erano i nerazzurri in possesso della sfera, Spalletti chiedeva alla propria coppia di terzini di proporsi costantemente alle spalle delle ali giallorosse per sfruttare gli spazi tra terzino e esterno alto che, per costruzione, concedeva il 4-2-3-1 scelto da Di Francesco.

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In questo caso Perisic si abbassa e favorisce l’inserimento di Joao Mario alle spalle di Cristante. Nell’arco della partita lo scambio di posizione tra ala e mezz’ala ha creato grossi affanni alla Roma.

Infatti, grazie all’accentramento delle due ali Keita e Perisic (che si scambiavano continuamente la posizione), D’ambrosio e Asamoah si sono spesso trovati nell’uno contro uno nei confronti dei terzini avversari.
Oltre a questo, un altro vantaggio che concedeva il 4-3-3 era quello della superiorità numerica di cui poteva godere l’Inter nel reparto di centrocampo. I conseguenti inserimenti negli half spaces di Borja Valero e Joao Mario infatti mandavano spesso in affanno la retroguardia giallorossa e costringevano le ali giallorosse ad un grosso dispendio di energie nei recuperi fino al limite dell’area. Il gol del primo vantaggio è esemplificativo di questa strategia offensiva fin’ora descritta che gli uomini di Spalletti hanno perseguito per gran parte del match:


Joao Mario si propone alle spalle del centrocampo romanista e premia la discesa di D’ambrosio che deposita un assist al bacio per Keita. In questa azione si può anche notare la posizione di Icardi che non attacca il primo palo liberando così lo spazio per il movimento del senegalese.

I giallorossi, dall’altra parte, creavano grossi pericoli offensivi soprattutto manovrando dalla loro sinistra grazie alla spinta costante che garantiva la catena di fascia composta da Kolarov e Florenzi. Schick invece aveva l’arduo compito di “fare a sportellate” contro Skriniar e De Vrij e di ripulire il pallone per favorire gli inserimenti dei centrocampisti e delle ali che si accentravano.
In questo senso, il fenomenale colpo di tacco col quale ha spalancato lo specchio della porta a Florenzi che ha battuto praticamente un rigore in movimento ma ha colpito il palo è stato illuminante.
L’attaccante della Repubblica Ceca ha offerto una prestazione di ottimo spessore dal punto di vista fisico (saranno 6 i duelli aerei vinti su un totale di 18 per la Roma) e tecnico, dimostrando di saper interpretare con qualità il ruolo di prima punta al posto di Dzeko.
Anche la partita di Zaniolo ha colpito per intensità, dinamismo e geometrie che l’ex Primavera nerazzurra ha saputo offrire, questo ragazzo avrà sicuramente un futuro importante.

Di Francesco aveva certamente preso appunti dalle ultime uscite dell’Inter e aveva notato come i meccanismi difensivi nerazzurri, finora, siano andati particolarmente in difficoltà quando si sono allungate le distanze tra difesa e centrocampo e quegli spazi sono stati occupati dall’accentramento di una delle due ali avversarie, in stile Atalanta.
Questo è praticamente ciò che è accaduto in occasione del primo pareggio giallorosso: le distanze tra difesa e centrocampo sono apparse abbastanza dilatate, Santon sale e si posiziona sulla linea laterale, Under occupa la zona alle spalle di Brozovic, la difesa è troppo lenta ad uscire e il turco lascia partire un sinistro potente che Handanovic non vede neanche partire.

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In occasione dell’1 a 1 il passaggio di Cristante e il movimento di Under ad accentrarsi hanno fatto saltare il banco.

Dopo aver subìto il pareggio, i nerazzurri hanno continuato a macinare gioco complice anche una retroguardia giallorossa che in fase di costruzione e nelle scelte di gioco è apparsa piuttosto fragile. Il secondo vantaggio avviene sugli sviluppi di un corner nel quale la marcatura su Icardi è apparsa alquanto rivedibile. Con questo gol l’Inter ha firmato la sesta rete su calcio piazzato, meglio ha fatto solo la stessa Roma con 7, indice della fisicità di cui godono le squadre di Spalletti e Di Francesco.

Pochi minuti prima dell’1-2, Spalletti aveva sostituito l’autore del primo gol, Keita, con Politano lasciando così in campo Perisic che però, anche in questa partita, ha confermato il suo periodo di difficoltà.
Inoltre, ad alimentare ulteriori polemiche ci hanno pensato le sue recenti dichiarazioni nelle quali non ha nascosto il desiderio di provare una esperienza in Premier in futuro rendendo,  così, ancora più complicato il suo rapporto con l’ambiente e i tifosi nerazzurri.
0 passaggi chiave, 0 dribbling e 72.4% di precisione nei passaggi sono solo alcuni dei dati per descrivere la sua prestazione sottotono a Roma e, più in generale, il momento di scarso rendimento che sta vivendo l’ala croata.

Dopo il ritrovato vantaggio, l’Inter sembrava poter mantenere in controllo la situazione, in particolare i nerazzurri continuavano a recuperare palloni pericolosi vicino alla porta di Olsen: l’indicatore PPDA conta una media di 9.38 passaggi concessi ai giallorossi nella loro metacampo per ogni azione difensiva mentre quelli che i nerazzurri sono riusciti a completare sono stati mediamente 16.
Nonostante i nerazzurri si fossero creati i presupposti per realizzare anche il terzo gol con delle ripartenze pericolose, le scelte di conclusione non si sono rivelate efficaci e il prezzo è stato pagato al 74esimo quando un ingenuo tocco di mano di Brozovic ha procurato il rigore realizzato da Kolarov per il definitivo 2 a 2.

Pareggio giusto

Per quello che si è visto in campo, come ha poi dichiarato Spalletti nel fine gara, il pareggio sembra essere stato il risultato più giusto (anche se il conto degli expected goals avrebbe premiato i nerazzurri con 2.27 xG rispetto all’1.72 giallorosso comprensivo anche del penalty).

Quella dell’Olimpico è stata una partita intensa dal punto di vista del ritmo in cui l’Inter ha mostrato un maggiore controllo del possesso ma non in generale dei momenti della partita in cui l’inerzia è stata manovrata da entrambe le squadre a fase alternata.
La Roma ha confermato alcuni difetti difensivi e nella copertura delle zone di campo ma nelle valutazioni generali appare difficile non tenere conto della lunga lista di infortunati che ha colpito i giallorossi. L’Inter, invece, ha dimostrato una buona fluidità di gioco grazie soprattutto alle scelte di formazione a centrocampo ma dall’altro lato non si è dimostrata altrettanto efficacie nella gestione delle ripartenze ed ha sofferto in maniera particolare i momenti di alta intensità della Roma che hanno reso meno compatta la fase difensiva. Aspetti sui quali Spalletti dovrà sicuramente lavorare.

P.S.
Pochi attimi prima del gol di Keita i giallorossi avevano reclamato un rigore per atterraggio di D’Ambrosio sullo stesso trequartista della Roma. Attorno a questo episodio si sono focalizzati gran parte delle discussioni giornalistiche post-partita in particolare sul fatto che l’arbitro Rocchi non sia stato richiamato dagli addizionali a visualizzare l’intervento col Var. Dopo aver rivisto l’episodio, onestamente, le recriminazioni giallorosse sembravano giustificate dato che D’Ambrosio sgambetta effettivamente Zaniolo.

I dati presenti in questo articolo sono tratti da Understat, Whoscored e Lega Serie A Tim.

 

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