Keita: istinto e determinazione

Dopo gli arrivi di De Vrij, Asamoah, Nainggolan, Lautaro, Politano e Vrsaljko il nuovo acquisto in casa nerazurra è rappresentato da Keita Balde.
Il senegalese, inseguito a lungo nella scorsa sessione estiva di mercato, sbarca a Milano dal Monaco con una formula che, sulla base delle indiscrezioni giornalistiche, sembra comprendere un prestito oneroso di 5 milioni e un diritto di riscatto superiore ai 30 milioni la prossima estate. L’ingaggio che Keita dovrebbe percepire si aggira attorno ai 3 milioni.
Nella scorsa stagione è sbarcato al Monaco, dopo una esperienza quadriennale con la maglia della Lazio in cui ha mostrato immense potenzialità tecniche ma anche alcuni limiti caratteriali a causa dei quali si è guadagnato l’etichetta di calciatore “genio e sregolatezza”.
Quali sono le sue principali caratteristiche e come riuscirà Spalletti a inserirlo all’interno del sistema di gioco dei nerazzurri?

Le origini

Keita, nato ad Arbùcies (Catalogna) l’8 Marzo di 23 anni fa da genitori senegalesi, è stato “svezzato” calcisticamente nella Masia, dove crescono le giovani promesse di casa blaugrana.
Fin da quei tempi si è dimostrato un adolescente molto vivace ed esuberante: all’età di 15 anni, dopo aver riempito di cubetti di ghiaccio il letto di un suo compagno di squadra, fu spedito a giocare nell’under-16 del Cornella in cui, si dice, abbia segnato 47 gol in un anno. Al momento di firmare il contratto da professionista, non si presentò e, forte di un accordo con la Lazio, venne ingaggiato dalla società di Lotito.
L’esordio ufficiale in Serie A avvenne il 15 Settembre 2013 quando, all’89esimo di un Lazio-Chievo terminato 3-0, il mister biancoceleste di allora, Vlado Petkovic, decise di farlo entrare al posto di Cavanda.
Quell’anno accumulò un bottino di 2145 minuti in 35 presenze e, inoltre, si rese autore di 6 gol e 9 assist, non male per un diciannovenne alle prese con la sua prima esperienza nel campionato italiano.
Da lì in poi, ogni stagione di Keita alla Lazio venne caratterizzata da liti con i tifosi, con l’allenatore di turno e con alcuni dirigenti, irritati soprattutto dal comportamento del suo agente.
Nonostante queste vicende extracalcistiche, in campo Keita ha spesso dimostrato di essere un giocatore dotato di grandi qualità. Nei quattro anni in maglia biancoceleste ha messo a segno 31 gol e 26 assist subentrando spesso a partita in corso. Nella sua miglior stagione dal punto di vista realizzativo (2016/17) ha collezionato 16 gol e 5 assist.

In particolare, nella partita di spareggio per l’accesso alla Champions contro il Bayer, Keita, entrato all’inizio del secondo tempo, si rese autore di un gol che ben esemplifica le sue caratteristiche:

Tutto parte da una situazione di contrattacco laziale: Keita riceve il pallone, punta un avversario che, almeno sui primi passi sembra poter contenerlo, con il passare dei secondi, però, velocizza la corsa, resiste al contatto con l’avversario, lo respinge e infine, col destro, scaglia sul secondo palo un tiro rasoterra potente e preciso, imprendibile per il portiere.

Lo stile di gioco di Keita è sicuramente poco cerebrale, le sue giocate, per sua ammissione, sono guidate dall’istinto.
Ad una intervista all’Equipe confessa:” Se pensi e ti preoccupi troppo non raggiungerai mai i tuoi obiettivi. […] Sono un giocatore istintivo: se il mio corpo mi dice di muovermi verso destra, mi muovo verso destra senza pensarci.”

L’esperienza al Monaco

Al Monaco Keita ha trovato un allenatore, Jardim, che, dopo l’exploit dell’anno precedente in cui i monegaschi hanno raggiunto la semifinale di Champions e soprattutto vinto inaspettatamente la Ligue 1 ai danni Psg, fu costretto a ricostruire la rosa dopo le cessioni di Mbappe, Mendy, Bernardo Silva e Bakayoko.
L’impronta del tecnico portoghese è, però, rimasta la stessa: verticalità, ricerca dell’ampiezza con il contributo dei terzini che rimangono molto larghi e alti, copertura di tutti gli spazi verticali e sovraccaricamento dell’area avversaria con molti uomini.
Le difficoltà affrontate con il club francese sono state, perlopiù, legate, da una parte, al momento di “normalizzazione” che ha vissuto il Monaco a seguito degli inaspettati risultati dell’anno precedente e dall’altra al contesto tattico che non ne ha pienamente esaltato le qualità a differenza di quanto accaduto nella prima Lazio di Simone Inzaghi.
Molti dei gol realizzati nella scorsa stagione nascono da azioni di contrattacco dopo un recupero palla alto della squadra, come si può notare da questo video.

Keita infatti, con la sua velocità, si dimostra un giocatore molto utile per finalizzare questo tipo di azioni, tipiche anche delle squadre di Spalletti.
Rispetto alla sua ultima stagione con la Lazio, se da un lato le reti del senegalese (al netto di rigori) si sono quasi dimezzate (da 14 a 8), dal lato degli expected goals/90 minuti, il calo non è stato così evidente (da 0.34 a 0.29).
Quella appena trascorsa è stata anche la stagione in cui Keita ha tirato meno volte in porta (1.9 rispetto agli oltre 3 tiri ogni 90 minuti a cui ci aveva abituato). Di contro è aumentata la sua efficacia: con 0.25 gol ogni tiro ha raggiunto il suo record personale di precisione.

Per quanto riguarda la qualità delle sue conclusioni, da ogni expected goal col Monaco ha generato 1.68 reti mentre nell’ultima Lazio questa statistica era salita sino ad un incredibile 1.94.
In Francia ha servito più assist (da 3 a 5) anche se in realtà la qualità delle sue assistenze è diminuita: gli expected assists/90 minuti sono passati da 0.2 a 0.14.
Nonostante sia molto difficile fare delle previsioni su un giocatore in piena crescita, i numeri suggeriscono, però, che nella Lazio di Inzaghi, Keita abbia vissuto una stagione difficilmente ripetibile, almeno dal punto di vista realizzativo.

Inquadramento tattico

Col Monaco, ha ricoperto tutti i ruoli d’attacco nel 4-4-2 (o 4-2-3-1) di Jardim.
Sotto l’aspetto tattico, quindi, Keita sembra dotato di una caratteristica molto ricercata dagli allenatori: la duttilità.
Nonostante ciò, il senegalese ha ammesso che il sistema in cui si trova più a suo agio sia il 4-3-3 (modulo in cui venne inserito inizialmente nel Barca) perché da un lato gli dà la libertà di tagliare da sinistra verso il centro del campo (movimento in cui è specializzato) mentre dall’altro lo libera da quelle incombenze difensive affidategli nel modulo del Monaco ad esempio (o che gli verranno richieste anche all’Inter).
Ai tempi della Lazio, la “partnership” con Immobile aveva dato ottimi risultati, segno che, all’occorrenza, riuscirebbe anche a giocare come punta in un attacco a 2.
Toccherà a Spalletti, quindi, trovare la giusta collocazione a Keita nell’attacco nerazzurro che, oltre all’inamovibile Icardi, può contare anche su Perisic, Lautaro, Karamoh, Politano e Candreva (al netto di ultime novità di mercato).
Il compito di Keita, invece, sarà quello di dimostrare, sul campo, di valere l’importante investimento che l’Inter potrebbe effettuare in caso di riscatto la prossima estate.
Anche se l’istinto può portare cattive conseguenze, il senegalese non si è mai nascosto e sembra dotato di quella determinazione e fiducia nei propri mezzi necessaria per fare successo a questi livelli.

L’immagine di copertina è tratta da  Inter.it.
I dati usati in questo articolo sono tratti da Whoscored e Understat.

 

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