Un nuovo muro per l’Inter

Tra i giocatori che si sono aggregati alla rosa dell’Inter durante la sessione di mercato, uno dei colpi più importanti è stato Stefan De Vrij. Il difensore olandese, classe ’92, infatti, dopo aver terminato la sua esperienza con la Lazio si è legato ai colori nerazzurri con un contratto quinquennale a 4.2 milioni stagionali.
De Vrij, grazie alle sue prestazioni, è entrato di diritto nella cerchia dei migliori difensori della serie A, ma il suo stile di gioco è cambiato negli anni.

Giovane promessa

De Vrij cresce calcisticamente con la maglia del Feyenord. In un campionato in cui gli allenatori non si fanno molte remore a lanciare sul palcoscenico giovani calciatori, a Stefan bastarono pochi allenamenti con la prima squadra per conquistare il posto da titolare al centro della difesa biancorossa assieme a Vlaar, Martins Indi e Leerdam.

Ad appena 21 anni diventa capitano dei biancorossi e anche la nazionale olandese ripone su di lui molte attese. Tuttavia, De Vrij conquista la fama internazionale soprattutto dopo i Mondiali del 2014. In quella competizione, Van Gaal (che ha da sempre avuto un occhio di riguardo per la formazione dei giovani) si affidò totalmente al blocco difensivo del Feyenoord: il trio arretrato era infatti costituito da De Vrij, Vlaar e Martins Hindi. A beneficiarne fu soprattutto il rendimento del giovane Stefan che, nonostante la giovane età, mostrò doti tecniche, fisiche e psicologiche da giocatore esperto, finendo per giocare da titolare tutte le partite degli Orange, eliminati in semifinale per mano dell’Argentina.

Prestazioni come queste hanno inevitabilmente attirato le attenzioni dei principali club europei:

A spuntarla, nell’estate 2014, fu la Lazo che, per 8.5 milioni, riuscì ad assicurarsi le prestazioni del giovane difensore olandese.
Il suo ambientamento in serie A è stato ottimo sin da subito. De Vrij, infatti, si inserì perfettamente negli schemi di Pioli, che prevedono una squadra freneticamente verticale, intensa, aggressiva, in cui il recupero palla deve avvenire nel minor tempo possibile.
A conferma di ciò, basti ricordare che i biancocelesti, nella stagione 2014/15, guidarono la classifica per numero di contrasti vinti e passaggi intercettati per partita. Inoltre, insieme al Napoli, registrarono la minor percentuale di tocchi nel proprio terzo di campo: indice che il baricentro della squadra risultava mediamente più alto.

Il gol in contropiede era l’arma più utilizzata dalla Lazio di Pioli per colpire gli avversari.

De Vrij, tuttavia, fu costretto a saltare le ultime 5 gare di quella stagione, in cui la Lazio si piazzò terza alle spalle di Juve e Roma, a causa di una distorsione alla capsula articolare avvenuta durante Lazio-Empoli. Il peggio, tuttavia, doveva ancora venire perché, il 6 Settembre 2015, giorno in cui si giocava Turchia-Olanda, il difensore riportò un infortunio al menisco del ginocchio sinistro con conseguenti 6 mesi di stop e tanti saluti alla stagione appena iniziata.

Cambiamenti 

È innegabile come quest’ultimo infortunio, in particolare, abbia condizionato il fisico e lo stile di gioco di De Vrij a partire dalle stagioni successive. Il giocatore che torna in campo nella stagione 2016/17 è un difensore più meccanico e meno agile di prima: durante il recupero dall’infortunio, infatti, fu costretto a seguire un processo di rinforzo muscolare per prevenire ulteriori infortuni alle articolazioni.
Per quanto riguarda lo stile di gioco, se confrontiamo i dati delle stagioni pre-infortunio con quelli riferiti alle ultime due annate, il difensore olandese attualmente effettua meno contrasti (dai 4 nel suo anno di esordio passa a 0.9 dell’ultimo anno), intercetta meno passaggi (da 3.4 a 2) e compie meno dribbling (da 0.7 a 0.3) per partita.
Il gioco dell’olandese, per forza di cose, è cambiato per adattarsi ad una minore esplosività e velocità, che di base non era elevatissima.
De Vrij, per sopperire a tutto ciò si è affidato alle letture di gioco e ad un innato senso della posizione.

Tuttavia, il confronto tra la stagione di esordio e le ultime due di De Vrij in Italia va contestualizzato anche tenendo conto delle diverse filosofie di Pioli e Inzaghi, gli allenatori della Lazio rispettivamente prima e dopo i due infortuni del difensore olandese.
Pioli rappresenta ciò che viene definito un allenatore “di princìpi”: nelle squadre in cui ha allenato ha sempre richiesto ai propri uomini di applicare il suo stile di gioco, spesso anche trascurando il grado di adattamento dei giocatori ai suoi schemi. In questo senso vanno interpretate le difficoltà avute da Miranda nell’anno in cui il tecnico fu sulla panchina dell’Inter.
Come avevamo già raccontato in un pezzo di qualche mese fa, Inzaghi, al contrario, segue un approccio “bottom-up”: inizialmente si focalizza sulle caratteristiche dei propri giocatori e, in base a quelle, cerca di studiare dei meccanismi che riescano ad esaltarne le abilità.

In particolare, una caratteristica che accomuna molti allenatori è quella di scegliere una tattica difensiva in grado di rendere meno evidenti i difetti del proprio reparto arretrato. A titolo di esempio: nella Juventus 2011/12, Conte decise di schierare Bonucci al centro del trio difensivo affiancandogli Barzagli e Chiellini per nasconderne le lacune in fase di marcatura (dimostrate soprattutto quest’anno al Milan) e, allo stesso tempo, per esaltarne le abilità da regista arretrato. Nel caso della Lazio, invece, Inzaghi, conscio della scarsa velocità di base e delle difficoltà di De Vrij quando si trova a difendere grandi spazi soprattutto contro avversari più agili di lui, ne ha ridotto ed abbassato il raggio di azione. Schierato come perno centrale di una difesa posizionale come lo era quella laziale dell’ultima stagione, infatti, l’olandese è stato meno esposto ai rischi che avrebbe corso se avesse giocato, ad esempio, in una squadra con una linea alta (stile Liverpool tanto per capirci).

Una nuova esperienza

La scelta di sbarcare all’Inter, dal punto di vista tattico, non rappresenta un grosso azzardo. Nel compromesso tra una squadra verticale ed una che tende a dominare gli avversari mantenendo il possesso, che Spalletti sembra intenzionato a riproporre anche quest’anno, l’ingaggio a parametro zero di De Vrij costituisce una occasione che la dirigenza nerazzurra non poteva farsi scappare.

Inoltre, sarà interessante capire se il tecnico opterà per una linea difensiva a 3 o a 4. Da questo punto di vista, spetterà a Spalletti bilanciare pregi e difetti di un modulo anziché di un altro anche e soprattutto in funzione delle caratteristiche e delle fasi di forma degli uomini a disposizione. Ciò che è certo è che con una batteria di difensori centrali composta da Skriniar, De Vrij, Miranda (anche se non più all’apice della carriera) e Ranocchia, Spalletti non può che avere l’imbarazzo della scelta.

Per l’immagine di copertina si ringrazia GettyImages.
I dati usati in questo articolo sono tratti da Whoscored.com.

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