Derby d’Italia. I parte: il resoconto dell’andata.

Introduzione

Abbiamo deciso di dedicare al derby d’Italia un articolo diviso in due parti. Nella prima cercheremo di riprendere e analizzare i principali temi che hanno accompagnato la partita dell’andata giocata allo Juventus Stadium il 9 dicembre. Nella seconda parte, invece, verrà presentata la partita di sabato attraverso l’analisi delle chiavi tattiche che vedranno coinvolte la formazione di Spalletti e quella di Allegri.

Formazioni iniziali e statistiche principali

Nella partita d’andata, terminata a reti bianche, Inter e  Juventus avevano dato vita a uno scontro in cui entrambi gli allenatori erano riusciti a neutralizzare i principali punti di forza dell’avversario.
Allegri aveva schierato la propria squadra con un 4-5-1 che ricalcava il 4-2-3-1 dell’Inter.

In fase di possesso, il modulo scelto dal tecnico livornese si trasformava in un 3-5-2 con Asamoah che saliva sulla linea dei centrocampisti e Mandzukic che faceva coppia con Higuain davanti.
Nella formazione e negli uomini scelti da Spalletti non si ravvisarono grosse novità. Da notare che Brozovic un girone fa era stato scelto come trequartista alle spalle del trio d’attacco composto da Icardi, Perisic e Candreva. Nella seconda parte dell’articolo, vedremo che il ruolo del croato è proprio una delle novità tattiche introdotte da Spalletti nella seconda parte di stagione.

La Juve, ai punti, probabilmente avrebbero meritato qualcosa in più del pareggio, complice soprattutto la sterilità offensiva dei neroazzurri che conclusero i 90 minuti con un solo tiro nello specchio (0 nel primo tempo). In termini di Expected Goals, un indice che useremo molto spesso per la cui spiegazione rimandiamo a questo articolo di Flavio Fusi, la Juve generò esattamente 1.0 expected goals mentre i neroazzurri collezionarono un misero 0.3, secondo il modello di Michael Kaley.  Il possesso palla invece si rivelò quasi equo-distribuito (52-48 per la Juve).

 Il pressing dell’Inter

I neroazzurri ostacolarono la costruzione del gioco degli avversari attraverso un pressing molto alto e aggressivo. Come possiamo apprezzare dalla seguente diapositiva, Icardi aveva il compito di pressare uno dei due centrali (in questo caso Benatia) mentre Perisic, Borja Valero e Brozovic erano schierati, rispettivamente, in pressione su De Sciglio, Khedira e Pjanic (il principale fulcro della manovra bianconera).

Juve_inter pressing Inter
Il pressing nerazzurro

La scelta di Spalletti di sfidare la Juve sotto l’aspetto agonistico, almeno per alcuni tratti di gara, fu un indice della fiducia nei propri mezzi di cui godevano i giocatori neroazzurri in quella fase della stagione. L’idea, quindi, fu quella di andare a disturbare l’azione degli avversari fin da subito, con lo scopo di evitare che Pjanic si impossessasse della sfera e, sfruttando la sua visione di gioco, facesse innescare le bocche di fuoco bianconere rappresentate, nella prima frazione da Mandzukic, Cuadrado e Higuain.
Infatti, appena la Juve riuscì ad eludere la prima linea di pressione, creò i presupposti per costruirsi le migliori occasioni, come vedremo.

Il pressing della Juve

Dal punto di vista difensivo, invece, i bianconeri riuscirono a neutralizzare la verticalità e il gioco sulle fasce dell’Inter attraverso un pressing ragionato. I principali protagonisti della fase di interdizione furono Khedira e Matuidi i quali vennero schierati da Allegri in opposizione al duo interista Vecino-Borja Valero.

Juve_Inter pressing Juve.PNG
La Juve disturba la manovra nerazzurra con la presenza di Matuidi e Khedira. Si può notare, in alto, anche Mandzukic che blocca la linea di passaggio verso D’Ambrosio

Il pressing juventino, però, fu meno agressivo di quello avversario visto che in molte occasioni i nerazzurri riuscirono a risalire il campo grazie, quasi esclusivamente, alle qualità dei propri portatori di palla. Tuttavia, quando la manovra si spostava sulla fascia destra (la zona di campo in cui l’Inter continua a costruire la maggior parte del suo gioco) Asamoah, Matuidi ma soprattutto la discesa di Mandzukic furono le armi con le quali Allegri riuscì a imbrigliare i neroazzurri.
In questo modo lo spazio della manovra interista venne limitato sia dal punto di vista dell’ampiezza sia da quello della profondità. Infatti, quasi mai, in quell’occasione, Candreva diede prova delle sue, ormai celebri, doti di “sgroppatore” sulla fascia.
Icardi, quindi, venne tagliato fuori dal gioco dato che, soprattutto nella prima parte del campionato, i cross dalle fasce furono il principale rifornimento per il centroavanti argentino.

Pericolosità della Juve

Le principali occasioni, per la Juve, nacquero da uno degli schemi principe della sua fase offensiva. Sfruttando il mismatch fisico tra Mandzukic e D’Ambrosio, Allegri forzò spesso e volentieri i suoi giocatori a cercare il colpo di testa del croato appostato sul secondo palo. Questo schema, tanto semplice quanto efficace generò le due occasioni forse più limpide dei bianconeri come possiamo apprezzare:


Cuadrado verso Mandzukic 1.


Cuadrado verso Mandzukic 2.

Tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo, quando i neroazzurri rinunciarono al pressing forsennato dei primi minuti e abbassarono il proprio baricentro, la Juve consolidò il possesso palla senza però dare origine a importanti occasioni, complice anche la solidità del sistema difensivo dell’Inter e la grande prestazione di Handanovic, probabilmente il migliore in campo.

In questo contesto, Allegri aumentò la qualità offensiva della sua squadra con l’inserimento di Dybala per uno spento Khedira, che non riuscì mai ad inserirsi alle spalle dei centrocampisti interisti. Date le caratteristiche del 10 argentino, l’intenzione del tecnico livornese fu appunto quella di inserire un giocatore che sapesse galleggiare tra la linea di difesa e centrocampo dell’Inter per generare superiorità numerica.

Il risultato, però, rimase bloccato sullo 0 a 0 e l’Inter riuscì a mantenere la vetta ma anche la distanza di due punti con il Napoli e appunto la Juve.

Situazione attuale

Rispetto alla partita dell’andata sono accadute molte cose: l’Inter, dal primo è scivolata al quinto posto ad un punto di distanza dalle due squadre romane ma soprattutto dal tanto agognato quarto posto.
La Juve, invece, è capolista ma viene dall’uscita, con polemiche, dalla Champions League a favore del Real e soprattutto dalla sconfitta in casa contro il Napoli che ha ridotto ad un misero punto la distanza con i partenopei.

Nella seconda parte cercheremo di capire quali saranno il canovaccio tattico e il contesto generale in cui si giocherà il 233esimo Derby d’Italia.

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